L'interprete creativo, la composizione come esperienza oltre i linguaggi

Conversazioni fra musica e filosofia

Venezia Auditorium Santa Margherita
Da Martedì 19 a Mercoledì 20 Ottobre 2004.
 
La locandina generale
La locandina generale
Due giorni fitti di incontri e performance musicali, fra S. Margherita e la chiesa di San Maurizio, nella messa a fuoco di un tema centrale nella riflessione estetica di inizio millennio: il ruolo dell' "interprete creativo" inteso come spazio inedito e aperto, oggi, alla riscrittura di nuovi orizzonti performativi e percettivi nella sensibilit musicale contemporanea. Un'iniziativa a cura di: OpusavantraStudium; Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze, Seminario di Estetica di Ca Foscari. In collaborazione con La Biennale Circolo Caligola, Venezia Pedagogika.it , Milano Ensemble 900, Treviso Diastema Studi e Ricerche, Treviso con il patrocinio e la collaborazione della Societ Italiana dEstetica (SIE)
Programma 19 ottobre AUDITORIUM SANTA MARGHERITA ore 10.00: Saluti dei rappresentanti delle istituzioni ore 11.00 - 12.30: Incontri con quattro interpreti creativi: Markus Stockhausen, Donella Del Monaco, Pietro Tonolo, Paolo Faldi. ore 12.30 - 13.30 e 15.00 - 17.00: Filosofi, musicisti e musicologi a confronto: M. Agamennone (Univ. di Firenze), V. Caporaletti (Univ. Macerata), C. De Pirro (Musicologo), C. Don (critico musicale), D. Goldoni Ca Foscari)
La locandina del concerto di Markus Stockhausen
La locandina del concerto di Markus Stockhausen
G. Morelli (Ca Foscari), L. Perissinotto (Ca Foscari), V. Rizzardi (Ca Foscari), L. Tarca (Ca Foscari), P. Troncon (direttore del Conservatorio di Vicenza), D. Villatico (critico musicale). ore 18.00 - 20.30 Performances musicali: Concerto di Venetia et Anima OpusAvantra Ensemble; Aer Ensemble, Markus Stockhausen e Tara Bouman. 20 ottobre AUDITORIUM SANTA MARGHERTIA ore 10.00 Tavola rotonda, discussione con il pubblico e conclusioni ore 15.00 - 19.30: Performance musicali CHIESA DI SAN MAURIZIO ore 21.00: Concerto di Markus Stockhausen Improvvisazioni Markus Stockhausen, tromba e flicorno Tara Bouman, clarinetti Fabrizio Ottavucci, pianoforte L'interprete creativo autore di se stesso, performer di altrui scritture o compositore di una partitura parallela crea un luogo che si sottrae allalternativa fra radicalismo linguistico e ripetizione del passato, sfugge trasversalmente alla chiusura
Markus Stockhausen
Markus Stockhausen
allinterno dei generi: apre uno spazio emotivo e interpretativo di incontro singolare con il mondo. Se stato raggiunto il limite assoluto dello spazio sonoro storico della musica occidentale (Adorno) con l esplorazione e la decostruzione del suo materiale (non c oggi nessuna sonorit che possa elevare la pretesa di non essere mai stata udita (Invecchiamento della nuova musica: 1958), forse non si tratta di cercare nuovi suoni o nuove formule linguistiche, ma di cambiare atteggiamento verso la musica e la sua relazione con il mondo: pensare la musica non come opera solitaria e compiuta, ma come crocevia di incontri individuali che riflettono il mondo nell'esperienza fatta in comune. In questo senso profondo (e non in quello esotico di raccolta di suoni e formule estranei in contenitori elegantemente occidentali) pu essere produttiva l integrazione di aspetti della musica pi riflessiva (colta) con le esperienze collettive della canzone, del jazz, del rock progressivo (esse stesse non estranee alla sperimentazione di nuove dimensioni pi aperte del tempo e dello spazio) e delle musiche cosiddette etniche. La stessa questione propria della filosofia: non pi da considerare come un sapere compiuto in modo sistematico, ma come via da commisurare anche alla capacit individuale ed emotiva di comprenderne le sfide e di praticarne la verit. (testo tratto dalla presentazione stampa) Tra gli appuntamenti della prima giornata, l'incontro inaugurale (ore 11.00) offre, in attesa del successivo momento analitico a pi voci, un'occasione preziosa di confronto sul tema, visto dalla prospettiva di chi "fa" musica. Il primo dibattito vede infatti riunite quattro personalit di rilievo della scena musicale internazionale, ciascuno con una propria specificit d'approccio al senso e alle prospettive di un'estetica musicale d'inizio millennio; con un incastro stimolante ed eterogeneo di sensibilit e "visioni" dell'universo sonoro, utili nell'esplorazione di un possibile spazio d'incontro aperto al futuro.
Donella Del Monaco
Donella Del Monaco
Donella Del Monaco: laureata in Architettura, si perfeziona nel canto lirico col padre Marcello (che teneva una Scuola Internazionale di canto lirico) e con lo zio, il tenore Mario Del Monaco. In parallelo al repertorio operistico come soprano lirico, si costruisce un percorso artistico personale di cantante-autrice-ricercatrice. Recentemente ha approfondito le ricerche sulla musica veneta, registrando Il CD "Venexia de oro" itinerario venetico di canzoni e testi dalle Crociate a fine Millennio. Nel 2001 presenta il nuovo CD dedicato ai canti veneti dell'emigrazione "Merica Merica", un lavoro di rielaborazione in un genere di confine fra etnico, world e classico. Lavorare al confine tra i generi musicali la dimensione creativa preferita di Donella, che d vita nel 1974 ad "Opusavantra" un gruppo progressive da lei fondato assieme ad altri musicisti, centrato sulla contaminazione fra musica d'avanguardia e vari generi musicali.
Paolo Faldi
Paolo Faldi
Paolo Faldi, nato a Firenze nel 1961, si diplomato in Oboe con Elio Ovcinnicoff al Conservatorio di Genova, in Oboe barocco con Paolo Grazzi alla Civica Scuola di Musica di Milano ed in Flauto dolce con Sergio Balestracci al Conservatorio di Padova. Si perfezionato in Oboe barocco al Conservatorio Reale dell'Aia (Olanda) con Ku Ebbinge. Nel 1988 ha vinto il posto di primo Oboe e Flauto dolce nell'Orchestra Barocca della Comunit Europea (ECBO) diretta da Ton Koopman e Roy Goodman, effettuando tourne in tutta Europa e registrazioni radiofoniche e televisive in tutti i paesi della comunit europea. Virtuoso di fama internazionale, dal 1989 suona con l'Hesperion XX, la Capella Reial de Catalunya e Le Concert des Nations diretti da Jordi Savall, con i quali ha inciso per la casa discografica ASTRE ed effettuato concerti nei principali festival di tutta Europa.
Markus Stockhausen
Markus Stockhausen
Markus Pirol Stockhausen nato a Colonia il 2 maggio 1957. Trombettista e compositore, figlio di Karlheinz Stockhausen. Ricevette le prime lezioni di pianoforte all'et di 6 anni; a 12 cominci a suonare la tromba. Dopo gli studi presso il Musikhochschule di Colonia, allievo di Klaus Oldemeyer R. Platt e M. Schoof, si diplom nel 1982, approfond le sue conoscenze musicali con P. Thibaud, C. Caruso, T. Stevens and C. Groth. Concertista di fama internazionale, interprete infaticabile della propria produzione, il suo interesse principale rappresentato dall'improvvisazione e dalla musica contemporanea. E' anche apprezzato autore di musica da film, in stretta collaborazione col fratello Simon.
Pietro Tonolo
Pietro Tonolo
Personalit musicale di assoluto valore nel panorama jazzistico internazionale, Pietro Tonolo ha iniziato a suonare jazz professionalmente attorno al 1979, abbandonando una attivit gi intrapresa in qualit di violinista classico. In quel periodo si trasferisce a Milano dove collabora con alcuni tra i migliori jazzisti italiani. Nell'estate dell'82 nella "Gil Evans Orchestra" a fianco di musicisti quali Steve Lacy, Lew Soloff, Ray Anderson. A partire dall'83 si esibisce in jazz clubs, partecipa a concerti e a trasmissioni radiotelevisive in tutta Europa e negli Stati Uniti, sia come leader di propri gruppi che come sideman. Ha partecipato alle pi importanti manifestazioni jazzistiche italiane e si e esibito al "jazz Festival" di Berlino, al "Jazz Jamborec" di Varsavia, alla "Grand Parade du jazz" dl Nizza e ai Festivals di Parigi, Vienna, Amiens, L'Aja, North Carolina, Amburgo, Leverkusen, Ankara, Smirne e Tel Aviv.
Tara Bouman
Tara Bouman
Tara Bouman ha studiato clarinetto ad Amsterdam con Piet Honingh e Suzanne Stephens. Il suo repertorio particolarmente sensibile al repertorio contemporaneo. rande improvvisatrice, collabora con ASKO Ensemble, Ensemble Musikfabrik, Trio European Wind; solista presso la London Sinfonietta, interpreta musiche di Karlheinz Stockhausen (Harlekin, Tierkreis, Mission e Himmelfahrt), Pierre Boulez (Dialogue de l'ombre double), Isabel Mundry, Gyrgy Kurtag, Roderik de Man, Hans Koolmees, Georges Aperghis. Con Markus Stockhausen ha fondato il Duo Moving Sounds. Con il percussionista Stefan Froleyks ha composto la musica per "Rats live on no evil star", un brano per la poetessa Anne Sexton. Suona abitualmente in molti Paesi europei, in Messico e negli Stati Uniti. Nellautunno 2003 ha realizzato il suo primo CD di musica contemporanea Contemporary (edito da Klner Label Aktivraum in collaborazione con Deutschland Radio). Il suo secondo CD Thinking About inciso in duo con Markus Stockhausen.
L'interprete creativo... report del convegno di Francesca Rigo LUniversit Ca Foscari di Venezia, Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze, in collaborazione con la Societ Italiana di Estetica e La Biennale Musica presenta a Venezia un singolare appuntamento di musica e filosofia. Due giorni di conversazioni, sessioni di studio e concerti presso lAuditorium Santa Margherita e la chiesa di San Maurizio, il 19 e 20 Ottobre 2004, con laggiunta di una serata-concerto proposta in terraferma al Teatro Eden di Treviso. Musicisti, musicisti filosofi, letterati critici, studiosi e docenti universitari di musica si incontrano in gran numero per interrogarsi sulla figura contemporanea dellinterprete: creativo perch chiamato a oltrepassare lesperienza della composizione, cercando in ogni performance la ri-scrittura di nuovi orizzonti di esecuzione e di percezione nellambito della sensibilit musicale moderna. La prima sessione, la mattina del 19 ottobre vede protagonista assoluta laccesa conversazione fra Markus Stockhausen, Donella Del Monaco, Pietro Tonolo e Paolo Faldi. Donella del Monaco confida ai presenti di aver vissuto nel corso della sua attivit artistica una speciale crisi di identit derivante dalla difficolt di definire esattamente il suo ruolo creativo interpretativo. La cantante ha sempre avuto, pur nel privilegiare il canto, lesigenza di esprimersi in modo trasversale; il suo approccio alla musica ha trovato naturale compimento nellutilizzare diversificati mezzi narrativi creando testi, componendo musica, ricercando melodie del passato e studiando antichi linguaggi verbali. Al centro degli obiettivi della cantante vi la ricerca di una nuova unit estetico-comunicativa, che ha portato il lavoro, gestito in simbiosi con il compositore Paolo Troncon, ad esprimere unidea di musica concepita come unesperienza vitale, ma allo stesso tempo anche spirituale ed estetica. Ci che accomuna gli interpeti della contemporaneit secondo la Del Monaco la ricerca del senso del fare artistico. Markus Stockhausen uno dei solisti di tromba pi eclettici del nostro tempo. Con unattivit di quasi venticinque anni al fianco del celeberrimo padre Karlheinz, Markus diventato un musicista molto noto per le sue sperimentazioni. Unendo lestro compositivo a quello dello strumentista, Markus coltiva da anni con molta convinzione il suo concetto di musica intuitiva, spiegata dalle sue stesse parole come:la musica che libera lenergia del momento. Il musicista condivide con i presenti le proprie esperienze di composizione maturate dopo un lungo periodo di silenzio e di digiuno; dice inoltre di essere vegetariano, poich convinto che una musica autentica possa scaturire soltanto grazie ad una astinenza tanto dal pensiero filosofico quanto da alcuni particolari alimenti. La musica intuitiva secondo lui non riproducibile ma legata allattimo, cos come avviene per il raga indiano; essa inoltre non ha limiti di sviluppo perch, essendo questa una particolare tecnica di improvvisazione, anche un atto estemporaneo che trae ispirazione non da testi musicali trasmessi in forma scritta o orale ma da altri elementi quali le immagini, la letteratura e i gesti danzati. Solo spegnendo il proprio pensiero (soprattutto i pensieri fastidiosi) Stockhausen riesce a produrre il suono nuovo. La questione al centro del dialogo torna quindi ad essere la filosofia, intesa come via di liberazione anche per i musicisti. Loggetto del confronto diretto fra i partecipanti alla discussione diventa soprattutto limprovvisazione, intesa come esperienza dove vige la dimensione della libert rispetto alle leggi del fare musicale canonico. Nel pomeriggio, alla luce delle testimonianze e delle riflessioni emerse si accende il dibattito fra gli studiosi. Ad intervenire sono Vincenzo Caporaletti dellUniversit di Macerata, Daniele Goldoni, Veniero Rizzardi e Luigi Perissinotto di Ca Foscari, Paolo Troncon, direttore del Conservatorio di Vicenza, Claudio Don e Dino Villatico in qualit di critici musicali. La discussione si dipana intorno al concetto di composizione musicale intesa come linsieme di tutte le interpretazioni possibili; solo lesecutore ha potere decisionale nellapplicazione delle indicazioni o dei parametri contenuti nella composizione scritta. Linterprete perci deve -o meglio, non pu che- essere creativo. Pi sono vari i comportamenti esecutivi che applica linterprete, pi linterpretazione ricca e la partitura scritta rappresenta quindi solamente il primo passo del processo, laddove ogni singola esecuzione ne costituisce il compimento. Linterprete pu essere creativo in ogni genere musicale, tuttavia nellesecuzione di musiche le possibilit interpretative sono pi ridotte rispetto a quelle offerte dalla musica moderna, per esempio dal free-jazz. Daltro canto se lesecutore supera di troppo le indicazioni scritte dovremmo forse parlare di improvvisazione. Secondo Vincenzo Caporaletti la musica tramite linterpretazione si autogenera allinfinito, oscurando il concetto e il ruolo della composizione. Per Caporaletti infatti un modo di interpretare consiste nel mediare tra la composizione e lesecuzione di un pezzo di musica. Se linterprete diventa pi creativo del dovuto, snatura la composizione e fallisce la comunicazione con il destinatario, perdendo quindi il controllo del processo comunicativo. Caporaletti conia la definizione di principio audio-tattile per indicare la mediazione tra il performer e il suono; questo principio sperimentale agisce poi in maniera locale nei vari generi e non coinvolge solamente la pulsazione ritmica. uninterazione che, se agisce a livello locale, determina una personalizzazione della forma. Limprovvisazione si configura allora, secondo la sua tesi, come la proiezione globale del principio audio-tattile perch il concetto di composizione non riesce a comprendere tutte le tipologie di musica. Il jazz ne un esempio; per anni infatti non ha avuto una definizione basilare. Ha dovuto attendere la ricerca, ad opera della critica, di un denominatore comune fra musica colta e popular music. Per quanto riguarda lesperienza ritmica, il codice colto non riconosce infatti nemmeno la ritmica sud americana (il ritmo sincopato), che paragonabile alla musica indiana, in quanto entrambe considerate da sempre musiche da ballo. La domanda posta infine da Caporaletti : quante pulsioni non hanno avuto il giusto riconoscimento sociale?. Secondo il professore Veniero Rizzardi, quando si prende in esame la composizione contemporanea ci si imbatte in una grande complessit formale, in una scrittura molto elaborata che richiede allinterprete esattezza e scarsa partecipazione soggettiva. Con Anton Webern e lesperienza dellavanguardia, ad esempio, si afferma uno stile interpretativo che pone in rilievo la trasparenza della scrittura. Lesperienza di Webern importante e singolare perch le sue partiture, corredate da precise annotazioni circa linterpretazione del testo, vanno contro limmagine che di lui era stata costruita dalla critica. Luigi Nono, altro esponente della formalizzazione musicale che prende piede negli anni 50, si libera totalmente dalla gabbia del formalismo eccessivo e comincia a lavorare direttamente sulla materia. Agli anni 60 risalgono i suoi primi esperimenti di manipolazione della materia sonora direttamente su nastro magnetico. Lavora a stretto contatto con linterprete, in un rapporto dialettico, per generare insieme con lui una elaborazione musicale fatta di improvvisazione, fissata non sulla carta ma su supporto sonoro. Da interpretare non pi quindi una partitura, ma la vita stessa dellopera, anche attraverso levento della registrazione. Rimane per un paradosso il fatto che Nono non riesca a staccarsi dalla partitura e a comporre con il solo supporto del testo scritto. Lintervento di Daniele Goldoni riprende la questione del rapporto fra improvvisazione e composizione rispetto alla filosofia, e ripercorre lesperienza del pensiero di Adorno, un filosofo che prendendo le distanze dalla Nuova Musica, che stava allora nascendo con le sperimentazioni di Cage e con Stockhausen, si lasciato da questa superare; restando comunque convinto che essa non fosse capace di stabilire e mantenere un contatto con il mondo. Si assiste cos alla formazione di un nuovo pensiero filosofico, secondo il quale il linguaggio musicale contemporaneo perfettamente in grado di comunicare e interagire con gli altri linguaggi del pensiero. A concludere la discussione della giornata il professore Luigi Perissinotto docente di filosofia del linguaggio allUniversit Ca Foscari; lo fa con una breve riflessione sullodierna necessit di un adeguato utilizzo dei linguaggi della musica o dellarte allinterno dellesperienza linguistica scritta e parlata. Le conclusioni della prima parte teorica e di dialogo del convegno vengono riassunte in due affermazioni condivise da tutti i partecipanti: la prima asserisce che il rapporto fra interpretazione e composizione segue comunque delle costanti, costanti culturali che definiscono il rapporto della composizione con lambiente artistico e sociale allinterno del quale nasce ma anche costanti che riguardano la filosofia della musica, linterazione che avviene fra il pensiero del compositore e la sensibilit di chi si assume la responsabilit di una interpretazione filologica, nella ricerca dellacustica originale originaria e nella rappresentazione del contesto di esecuzione della musica. La seconda afferma che la contaminazione dei linguaggi avviene anche a grande distanza; la contaminazione fra i linguaggi della musica moderna ormai inevitabile, la distanza spaziale culturale e temporale annullata dalle nuove tecnologie ma ancor pi da una nuova sensibilit gi precorsa nel novecento quando per esempio alcuni compositori decretarono lingresso delle scale orientali nella musica colta europea. Nel concerto pomeridiano, i primi a salire sul palco del Teatro Santa Margherita sono i musicisti dellAer Ensemble, formazione sperimentale di provenienza veneta, che propongono un jazz ridotto ai minimi termini e decisamente innovativo. Caratteristica fondamentale della loro sperimentazione sonora lutilizzo di tutte le parti dello strumento, per il contrabbasso ad esempio non solo il musicista percuote le corde ma anche il legno, mentre tromba e sax contralto duettano in perfetta sintonia. Una performance breve quella dellAer Ensemble, che lascia immediatamente spazio per allesibizione di altre realt veneziane: il gruppo Caos e la storica formazione degli Opus Avantra. La formazione Caos, composta da due giovani musicisti, offre al pubblico solamente una lunga sessione improvvisativa, utilizzando tastiera elettronica e chitarra elettrica e trasportando gli ascoltatori attraverso un viaggio nel jazz pi estremo e sperimentale. Opus Avantra propone in questoccasione una speciale suite di musica composita, Venetia et Anima, definita da Donella Del Monaco, cantante del gruppo, spirituale e dedicata alla Vergine, invocata, pregata e ricordata per la sua figura di madre e di donna. Risale a trentanni fa la prima formazione del gruppo veneto, ora rinnovato nei suoi componenti; Opus Avantra non solamente il nome della formazione ma rappresenta unidea, una innovativa visione della musica; significa infatti operare fra avanguardia e tradizione, superando la schematica divisione fra la musica classica o colta e quella popolare (jazz e rock) mediante la sperimentazione musicale di nuove sonorit e il ricorso a forme storiche come la canzone, il lied o il madrigale e verso la moderna pratica dellimprovvisazione. Lo stile che caratterizza il progetto musicale del gruppo una specie di transustanziazione fra generi musicali, linguaggi, stili vocali, che si realizza in un soggetto a tema. In questa Suite, il tema spirituale in quanto al centro viene posto il rapporto mistico fra lio e luniverso. Questa dinamica anima/mondo rivela la presenza spirituale di sostanze mistico religiose di natura diversa e questo processo caratterizza quel luogo dellanima tutto particolare che Venezia. Il gruppo presenta brani con testi in tardo latino aquileiense di origine alessandrina ed ellenistica: Ave Gloriosa e Verbum bonum; mentre sono i versi tratti dal poema De Ierusalem Celesti di Giacomo da Verona, risalenti al 1200, a costituire con ritmo gioioso il canto di Ierusalem Celesti. Di provenienza diversa ma della stessa intensit sono gli altri pezzi lussemburghesi, mentre di grande suggestione medievale e intrisa di penetrante misticismo linvocazione alla dea paleoveneta Dei saintei nellomonimo brano che chiude il concerto e il viaggio spirituale. I testi di tutti i canti sono composti da brani poetici di varia origine, scelti dalla Del Monaco, oltre a versi da lei composti sulla musica di Troncon. Dotata di una presenza scenica dirompente, la Del Monaco ha una voce brillante e sempre giovane, e declama appassionatamente lasciandosi trasportare anima e corpo. Emozioni intense provengono anche dal pianoforte, anzi da una tastiera che diventa alloccorrenza anche organo e clavicembalo. Varie le lingue utilizzate per i versi: veneto, italiano, tedesco, slavo, latino, che compongono insieme una sorta di lunga preghiera poliglotta. Un ensemble di molti strumenti, inoltre rivela una ricercatezza estrema del suono, sempre pieno, maestoso ed elegante. Dolce in alcuni momenti, estremamente tragica e commovente durante el planto de la Verzene Maria, la voce potente di Donella del Monaco, anche perch amplificata, sempre in primo piano, fatta eccezione per un lungo e intenso momento da solista lasciato al clarinetto di Mauro Martello. OpusavantraStudium
Cronaca del concerto di Markus Stockhausen e Tara Boumann. Sotto le nuvole, una dolcezza senza fine... Markus Stockhausen si esibisce in tutto il mondo come solista di tromba, spesso in prime esecuzioni assolute, a numerosi festival musicali internazionali e a Venezia, dopo la partecipazione del 19 ottobre 2004 al dibattito introduttivo del convegno dedicato alla figura dellinterprete creativo, presenta il 20 nella chiesa di San Maurizio una performance esclusiva. Nel duo Moving Sounds, con Tara Bouman propone un repertorio frutto della loro speciale tecnica di improvvisazione musicale. Fabrizio Ottaviucci accompagna al pianoforte e completa per loccasione il repertorio della coppia di compositori. Stockhausen e Bouman si definiscono musicisti totali: propongono e suonano la propria musica, che riflette senza pudore laffetto e la dolcezza che lega i due artisti. Apre il concerto una performance introduttiva molto singolare: prima Tara Bouman e poi Stockhausen entrano da una porta laterale, uno davanti allaltro, camminano molto lentamente tutto intorno al perimetro della chiesa, circondando il pubblico mentre eseguono una leggera e semplice nenia; una melodia malinconica, ripetuta a canone finch insieme i due musicisti non raggiungono il piccolo palco nel centro della chiesa. Poi, si accende il vero concerto; un ciclo di musiche di Stockhausen fra le quali Tara, una composizione per corno di bassetto di Markus dedicata allamata, che lei stessa esegue a suo agio e assai divertita. La Bouman incanta il pubblico, con delicatezza e compostezza, mentre i sette movimenti del brano rimbalzano fra platea e palco. Il primo brano (per tromba, clarinetto basso e pianoforte) Sotto le nuvole, una delicata pioggia di note e giochi di scale; ma il Dialog, firmato Bouman e Stockhausen e scritto per clarinetto basso e flicorno, a suggellare il dialogo damore fra i due, con un discorso lirico che mai si spezza; compongono questa specie di serenata una serie di melodie che si incrociano e si lambiscono a vicenda. Tutti e tre gli strumentisti si distinguono per una bravura incontestabile e per una rara limpidezza nellemissione dei suoni. Chiude la serata una sequenza di improvvisazioni a tre per tromba, clarinetto e pianoforte. Le interminabili sessioni di improvvisazione esplorano vari terreni emozionali, ma ogni minuto di musica, per quanto innovativa (a volte poco comprensibile e prevedibile), pervaso totalmente da un palpabile e sincero sentimento di amore e di dolcezza. Markus Stockhausen

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