Io Sono Teatro 2011/12

L'innocente

Mestre Teatro Toniolo
Venerdì 20 Aprile 2012 - 21:00
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Foto di scena
 

La profezia del Vate


Di Giancarlo Marinelli
Liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Gabriele D'Annunzio
Con Ivana Monti, Debora Caprioglio, Rosario Coppolino
E con Ruben Rigillo, Eleonora Tiberia


Interpreti/Personaggi:

Ivana Monti - Elena Hermil, madre di Tullio e di Federico

Debora Caprioglio - Giuliana Hermil, moglie di Tullio

Rosario Coppolino - Tullio Hermil, figlio di Elena

Ruben Rigillo - Federico Hermil, fratello di Tullio

Eleonora Tiberia - Gertrude, serva-balia di casa Hermil


Una produzione La Piccionaia - I Carrara Teatro Stabile di Innovazione



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BIGLIETTERIA



La storia di un infanticidio, di una malattia psichica, di un amore nevrotico, ma, innanzitutto, la storia di una confessione.

Il protagonista, Tullio Hermil, è il tipico antieroe dannunziano, giovane esteta vittima di una sensualità disperata che lo porta a tradire ripetutamente la moglie Giuliana. Proprio a causa di questi continui tradimenti Giuliana si spingerà tra le braccia di uno dei più letti scrittori dell’epoca. Una grave malattia, contratta dalla stessa Giuliana, porterà Tullio a riavvicinarsi a lei nonostante la scoperta del tradimento. Sarà però la scoperta che la moglie aspetta un bambino, frutto della relazione extraconiugale, che getterà Tullio in una profonda crisi. Conscio che la propria totale mancanza di attenzioni ha spinto Giuliana tra le braccia dell’amante, il nostro protagonista deciderà di perdonare la moglie dirigendo il suo odio verso il bambino. Mascherando il suo tormento durante la gravidanza prenderà forma l’idea di uccidere il nascituro, con il tacito consenso di Giuliana.



L'innocente. La profezia del Vate

Da tempo immemorabile, il Teatro non si preoccupa più di portare in scena un testo di Gabriele D'Annunzio. Ed anche le esperienze teatrali venete più recenti, (si parla di decenni fa), non hanno, purtroppo, fatto eccezione. Nonostante il rapporto continuo, l'amore incondizionato- di una costanza quasi quotidiana, vorrei dire- che ha legato il Vate a Venezia e dintorni, (e non solo per la sua suprema passione affettiva verso Eleonora Duse), e che si può evincere dalle gloriose e provocanti gesta, letterarie e non, dagli anni Settanta in poi si è assistito ad un vero e proprio oscuramento di D'Annunzio drammaturgo, congelando le sue partiture drammatiche e le sue tragedie a occasioni tanto sporadiche quanto discutibili, sempre avversate dalla parte più cieca e politicamente ottusa della critica e dei media.


In verità, la sensibilità del Vate è di una contemporaneità finanche lacerante, profetica; lo aveva capito il genio di Luchino Visconti, che, dal suo secondo romanzo, trasse un film di perfetta, universale bellezza: L'innocente, per l'appunto. Il romanzo, pubblicato nel 1892 e, (neanche a farlo apposta...), salutato in tutta Europa come un capolavoro, tranne che in Italia, è la storia, meglio ancora, la confessione di un infanticidio, ed insieme, di un male oscuro dell'anima, di un amore travolgente, di una passione irrefrenabile. Solo a raccontare la trama che vede protagonista il vizioso antieroe Tullio, della moglie Giuliana, dei molti tradimenti del primo, dell'unico tradimento consumato dalla seconda, e dell'omicidio studiato ed eseguito da Tullio stesso quando viene a sapere che Giuliana sta per dare alla luce un innocente, colpevole solo di essere figlio dell'amante, vengono i brividi: in queste pagine tutte interiori, D'Annunzio ha di fatto previsto ciò che in questi ultimi anni è di tragica, estrema attualità; la crisi di coppia, la frattura insanabile tra uomo e donna che crea il mostro; il maltrattamento, la violenza, l'annichilimento del figlio.


I più recenti casi, (da Cogne sino alla mamma di Padova), ci parlano di donne che uccidono i propri figli; ci parlano di donne, non comprese, non capite, spesso tradite, (più o meno metaforicamente), da padri, consorti, amanti, che sono i veri e primi responsabili delle tragedie seguenti. Qui D'Annunzio anticipa, precede, svela, sotto la maschera dell'apparenza, la verità dell'inferno; mettendo in scena un uomo che uccide un figlio non suo, ci racconta di un uomo che uccide in verità, prima di tutto, il suo matrimonio, il suo fallimento, se stesso unito alla donna; uccide la Procreazione e Colei che, scelta da Dio, permette alla Storia di andare avanti.

Scindendo se stesso anche solo dall'idea della Paternità, Tullio Hermil è un deserto fatto uomo, e un uomo fatto deserto: la sua aridità che si concreta nell'infanticidio diviene così la quasi naturale conseguenza di una creatura che, non potendo essere padre, non potendo essere marito, diventa Lucifero. Diventa Male. Portare in scena L'innocente significa dunque parlare al pubblico di ciò che più lo riguarda: la sua ancestrale, primitiva, insopprimibile identità perduta.


Lo spettacolo si avvarrà di grandi nomi del palcoscenico italiano, come Ivana Monti e Rosario Coppolino, per ridare al Vate ciò che è del Vate: un genio che ha scritto e letto il futuro. Un talento della pagina e del teatro che ha esplorato, in tempi non sospetti, i palpiti più impercettibili, le nevrosi più nascoste, gli strappi più invisibili di un terremoto prossimo ad esplodere.


Giancarlo Marinelli



Rassegna Stampa


L'innocente di D'Annunzio nel nuovissimo adattamento e regia di Giancarlo Marinelli ...Marinelli costruisce la sua versione teatrale dando a Elena (una formidabile Ivana Monti), la madre del protagonista, una forza autoritaria e cieca che finirà per determinare in gran parte la tragedia, sottovalutando i rancori e il dramma di Tullio (Rosario Coppolino), governato da una insoffrenza che diventa azione contro la sua volontà... Non sarebbe vano rileggere con Marinelli e con i suoi bravi attori questo romanzo di D'Annunzio all'ombra dei grandi drammi di E. O'Neill, in un gioco al massacro che non lascia vie di fuga e che per sostenersi ha bisogno, sempre, di uno stile alto e di un regista che sia anche scrittore in proprio, come, appunto, è il nostro caso.


Sergio Garbato - Il Resto del Carlino 11/02/2011



Il romanzo scandaloso di D'Annunzio ripercorso dallo scrittore veneto: un personaggio in più, un finale diverso, ma l'operazione tiene e piace molto ...Smontando il testo originario e ricostruendolo col proprio estro, Marinelli insomma non lo tradisce né lo subisce, lo lascia fisso nella sua epoca, nella sua cornice altoborghese, e contemporaneamente lo porta tra noi per ribadire l'eterna fragilità dell'istituto familiare, la profondità dei suoi baratri, ma anche le sue tenaci risorse d'autodifesa, nel bene come nel male. Accanto all'intensa, lucidissima onnipresenza dell'Elena di Ivana Monti, reggono il confronto il Tullio di Rosario Coppolino, dibattuto tra disagio esistenziale e aneliti a recuperare un'impossibile purezza, la Giuliana di Anna Vinci, delicata creatura condannata a essere attraversata dall'inquietudine, la fresca servetta Gertrude di Eleonora Tiberia e il leale tratto del Federico di Ruben Rigillo, cui Marinelli affida un afflato religioso destinato a colmare l'assordante silenzio mantenuto in proposito da D'Annunzio.


Antonio Stefani - Il Giornale di Vicenza 11/02/2011



Marinelli si inventa un D'Annunzio crepuscolare Lo scrittore-regista porta in scena L'Innocente in una splendida stesura critica di grande impatto ... con coraggio pari alla sua determinazione un regista-scrittore come Giancarlo Marinelli che ne ha magnificamente illustrato il divenire in una stesura critica di grande impatto. Nella scena di rara suggestione di Fernando Garbellotto, Ivana Monti alla prova più ardua della sua carriera conferisce alla madre di Tullio che il regista tramuta in una sorta di glaciale Cassandra il piglio severo ed autoritario di un deus-ex-machina. Un'interpretazione stilisticamente perfetta e frigidamente cerebrale tesa a soffocare sul nascere l'impatto emotivo e suadente di quella vittima imponente del Fato disegnata con grande sensibilità da Rosario Coppolino... Nel crescendo di straziante efficacia di una regia che colloca finalmente D'Annunzio tra i padri della scena capitale del Novecento.


Enrico Groppali - Il Giornale 14/03/2011


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Area d'interesse: Io Sono Teatro 2011/12

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