DoVe - Donne a Venezia 2012

Donne di Venezia. L'agire femminile tra antiche subordinazioni e nuove autonomie nel Medioevo

Venezia Ca' Pesaro
Da Giovedì 8 Marzo a Domenica 1 Aprile 2012. Dalle 10:00 alle 17:00.
 

In chiusura della mostra, un evento conclusivo con la gentile partecipazione di Ottavia Piccolo. L'attrice italiana, sabato 31 marzo alle ore 12 a Ca' Pesaro, proporrà una lettura di alcuni degli antichi documenti esposti per tutto il periodo della mostra.


La mostra

Ca' Pesaro

Per iniziativa dell'Archivio di Stato di Venezia si apre nella splendida sede di  Ca' Pesaro, alle ore 12.00 di giovedì 8 marzo una mostra di antichi documenti veneziani, nata per ricordare la festa della donna nell'ambito di DoVe. Donne a Venezia promosso dall'Assessorato alla Cittadinanza delle Donne e alle Attività Culturali del Comune di Venezia.


Si espongono - per la prima volta - alcune tra le moltissime testimonianze della vita femminile che emerge da queste preziose scritture notarili nelle sue molteplici articolazioni e sfaccettature.

Ritroviamo una Venezia medievale popolata di veneziane o forestiere, nobili e popolane, maestre  cuoche strazarole ancille o fameie, che stipulano contratti marittimi, come si usa a Venezia, e come da sempre fanno i loro padri e i  loro mariti, che si associano per imprestare denaro e farlo fruttare, che scrivono di proprio pugno i loro testamenti, quindi sanno leggere e scrivere, che dispongono in piena autonomia dei loro beni senza il supporto giuridico maschile, che chiamano in tribunale mariti o generi o suoceri a rispondere dell'amministrazione dei loro beni, come Fantina, figlia di Marco Polo, che nel 1366, nel corso di un procedimento giudiziario intentato contro il marito, accusato di essersi impossessato dei suoi beni, ne fornisce puntualmente l'elenco: un sacchetto di rabarbaro, sete del Catai, tessuti con stranii animali (i draghi), coperte ricamate a la tartaresca...


Naturalmente non è tutta qui la realtà veneziana di quei secoli: ma in quest'occasione, anche se attraverso un percorso necessariamente episodico e frammentario, si è voluto proporre la capacità di agire, la visibilità, lo spazio di movimento. Contratti, testamenti,  protocolli notarili, sentenze, statuti: sono solo alcuni tra i moltissimi documenti, tratti dagli archivi antichi della Serenissima, conservati nell'Archivio di Stato di Venezia, ai Frari, che a partire dal più antico, dell'anno 847, ci regalano, salvandole dal silenzio, voci e figure femminili di straordinaria intensità.


La mostra, coordinata da Raffaele Santoro, Direttore dell'Archivio di Stato di Venezia, è stata ideata da Alessandra Schiavon, archivista nel medesimo Istituto, con la collaborazione di Chiara Scarpa, ricercatrice, e la consulenza tecnica di Marco Biccai, operatore restauratore,e di Olivo Bondesan, fotografo.

Al sostegno dell'Azienda Speciale Venezi@Opportunità e del Comitato Imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Venezia si deve la sua realizzazione.


La mostra resterà aperta dall'8 marzo al primo aprile, da martedì a domenica di ogni settimana, con orario dalle 10.00 alle 16.00 (chiusura al lunedì).

Sono previste visite guidate nei giorni di sabato e domenica, a cura di Raffaele Santoro, Direttore dell'Archivio di Stato di Venezia, e di Alessandra Schiavon, archivista.



L'approfondimento


1366, 12 luglio. Davanti ai giudici della Corte del procurator di Venezia, Fantina, figlia del defunto Marco Polo e moglie del defunto Marco Bragadin, abitante nel confinio di S. Geminiano, chiede le siano restituiti i beni mobili a lei spettanti sull'eredità paterna, di cui il marito si era impadronito in vita e che mai le aveva riconsegnato, nonostante ripetute promesse ed accordi scritti.


La splendida pergamena, dalle dimensioni imponenti, mm. 535 di base per più di un metro di altezza, racconta in modo dettagliato la lunga controversia giudiziaria che vede Fantina contrapporsi con determinazione non solo alla prevaricazione del marito, finchè era in vita, ma ora anche a quella della famiglia del marito, che continua a dilazionare la restituzione, e che ha affidato ai Procuratori di San Marco l'amministrazione dell'eredità del defunto.


immagine 1

Il 12 luglio Fantina (immagine 1) compare dunque davanti ai giudici Marco Dandolo, Giovanni Michiel e Natale Ghezzo, accompagnata dall'avvocato Balduino Signollo da lei nominato per la causa in corso, e porta in aula i documenti che attestano i suoi diritti: il testamento del defunto dominus Marcus Paulo de confinio S. Iohanis Grisostomi, olim pater suus  redatto dal notaio Giovanni Giustinian il giorno 9 gennaio 1324, in cui nomina eredi universali le tre figlie Fantina, Bellella e Moretta:


omnes tres equaliter suas legatarias et heredes universales

in omnibus suis bonis mobilibus et immobilibus.


Sempre dalla testimonianza di Fantina si viene a sapere che le tre sorelle procedono dunque alla divisione dei beni paterni:


Que omnia... divisa fuerunt in tres partes ut tres erant sorores.


Quando Fantina con il marito decidono di andare ad abitare nella casa del padre defunto, il Bragadin ha modo di entrare materialmente in possesso dei beni destinati alla moglie, e a questo punto inizia il contenzioso.

Perché l'uomo si appropria del tutto e lo gestisce escludendo totalmente la moglie e rifiutandosi anche di dar conto del suo operato:


dominus Marcus Bragadino... fecit quicquid voluit,

nulla eidem domine Fantine de tercia sua parte unquam

aliqua ratione ostensa et reddita seu restitutione facta.


A supporto della sua testimonianza Fantina esibisce altri due documenti che contengono l'inventario dettagliato di questi beni: e qui gli storici ed i biografi di Marco Polo hanno trovato abbondante supporto alle loro ricerche.


immagine 2

L'elenco lunghissimo contempla, infatti, oltre ai beni che comunemente costituiscono i doni dotali, come lenzuola e pentole, anche oggetti e tessuti e spezie che sicuramente erano il frutto dei lunghi viaggi del padre nelle terre d'Oriente:


item riobarbaro in .I. sacho soldi 5 de grossi

(ancora: rabarbaro in un sacco del valore di soldi 5)(immagine 2)

item varnimento .I. biancho a la tartaresca soldi 1 grossi 6

drapo .I. de seda a stranii animali soldi 16 de grossi

(ancora: un drappo di seta ricamato con strani animali (=i draghi secondo gli storici)

del valore di soldi 16

e poi tre coperte lavorate alla tartara (choltre .3. a lavorieri tartaresci) e infiniti drappi di seta lavorada a rose

o

seda quasi cambia color

o

peze .2. de zendadi blanchi Catai,

e ancora

peza .I. de zendado zalo Chatai


e gioie d'oro con pietre e perle, anelli d'oro e con rubini e turchesi, monete e cinture d'argento, e redini da cavalo, il tutto per l'ammontare complessivo di 306 lire, salvo errore calculi, che in un conteggio successivo, comprensivo anche del denaro contante e di altri beni, risulta ammontare in realtà ad un vero e proprio patrimonio: 4.000 lire veneziane, di cui Fantina esige la restituzione per sé e per i figli.


Contro di lei si ergono Andrea Contarini e Niccolò Morosini, Procuratori di San Marco e amministratori dell'eredità del Bragadin, ma i giudici, consultatisi, dopo aver fatto giurare la donna di aver detto il vero sulla divisione dell'eredità paterna,


habito consilio et ipsa [Fantina] iurante ad sancta Dei evangelia

esse verum quod facta fuit divisio rerum,


accolgono il ricorso di Fantina, le riconoscono il diritto di recuperare i beni paterni per quanto le sarà possibile e condannano i Procuratori di San Marco, amministratori del Bragadin, a rifondere le spese processuali sostenute da Fantina per il valore di nove ducati d'oro.


| | Altro
Area d'interesse: DoVe - Donne a Venezia 2012

Eventi realizzati in: Ca' Pesaro