Societ Veneziana di Concerti 2011/12

Enrico Bronzi - Filippo Gamba

Venezia Teatro La Fenice
Martedì 10 Aprile 2012 - 20:00
Lunedì 30 Aprile 2012 - 20:00
 
Enrico Bronzi e Filippo Gamba
 

Enrico Bronzi - violoncello

Filippo Gamba - pianoforte



Programma


Ludwig Van Beethoven (1770-1827)

Tutte le Opere per Violoncello e Pianoforte



PRIMO CONCERTO

martedì 10 aprile


7 variazioni WoO 46

Sonata in fa maggiore op. 5 n. 1

Adagio sostenuto

Allegro

Rondò vivace

12 variazioni op. 66

Sonata op. 69 in La maggiore

Allegro ma non tanto

Scherzo, allegro molto

Adagio cantabile

Allegro vivace



SECONDO CONCERTO

lunedì 30 aprile


12 variazioni WoO 45 in sol maggiore

Sonata in sol minore op. 5 n. 2

Adagio sostenuto ed espressivo

Allegro molto più tosto presto

Rondo. Allegro

Sonata op. 102 n. 1 in do maggiore

I. Andante - Allegro vivace

II. Adagio - Allegro vivace

Sonata op. 102 n. 2 in re maggiore

Allegro con brio

Adagio con molto sentimento d'affetto

Allegro



Società Veneziana di Concerti

Tel./fax 041.786764

socvenconcerti@alice.it 

http://www.societavenezianaconcerti.it/


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Enrico Bronzi


Nato a Parma nel 1973, Enrico Bronzi è tra i più attivi violoncellisti della sua generazione. È il violoncellista del Trio di Parma, formazione con la quale svolge un'intensa attività concertistica sin dal 1990, suonando nelle più importanti sale da concerto d'Europa, USA, Sud America ed Australia (Carnegie Hall e Lincoln Center di New York, Filarmonica di Berlino, Konzerthaus di Vienna, Mozarteum di Salisburgo, Filarmonica di Colonia, Herkulessaal di Monaco, Filarmonica di San Pietroburgo, Wigmore Hall e Queen Elizabeth Hall di Londra, Teatro Colon di Buenos Aires). Con tale formazione si è imposto nei concorsi internazionali di Firenze, Melbourne, Lione e Monaco di Baviera, ricevendo peraltro il Premio Abbiati della critica musicale italiana. Dal 2001, in seguito alle affermazioni al Concorso Rostropovich di Parigi ed al Paulo Cello Competition di Helsinki (ove riceve anche il Premio per la migliore esecuzione del concerto di Dvorak con la Filarmonica di Helsinki) inizia una intensa attività solistica. Partecipa regolarmente a numerosi festival, tra cui: Lucerna, Melbourne, Turku, Naantali, Stresa, Ravenna, Lockenhaus. Suona come solista sotto la guida di C. Abbado, V. Delman, C. Eschenbach, P. Berglund, F. Bruggen, K. Penderecki. Ha seguito le lezioni di direzione d'orchestra di Jorma Panula ed è direttore ospite di numerosi complessi italiani, tra cui l'Orchestra Mozart (su invito di Claudio Abbado) ed I Virtuosi Italiani. Con l'Accademia I Filarmonici di Verona ha curato un ampio progetto discografico Boccheriniano per l'etichetta Brilliant Classics. Ha collaborato per tre anni come primo violoncellista presso il Teatro alla Scala e prende parte regolarmente a giurie di concorsi internazionali (Premio ‘Trio di Trieste', concorso ‘V. Gui' di Firenze, Turku Cello Competition, Penderecki Competition...). Svolge un'intensa attività didattica per numerose istituzioni, anche in collaborazione con il Trio di Trieste e Maureen Jones, curando ogni anno la preparazione di decine di musicisti che spesso ottengono riconoscimenti internazionali. Dal 2007 è professore all'Universität Mozarteum Salzburg e direttore artistico dell'Estate Musicale di Portogruaro. Enrico Bronzi suona un violoncello Vincenzo Panormo del 1775.

Nella prossima stagione comparirà tra l'altro a fianco di: Hagen Quartett, Vogler Quartett, Kremerata Baltica, Claudio Abbado, Tan Dun, Krisztof Penderecki e a capo dell'Accademia dell'Orchestra Mozart, partecipando tra l'altro ai festival: Hagen Open di Feistritz, Lockenhaus, Mattsee e Kronberg. Tra le sue ultime produzioni discografiche vi sono i concerti di C.P.E. Bach, un disco monografico su Nino Rota e l'integrale delle Suites di Bach che è stata al secondo posto della top ten degli album di musica classica di iTunes Music Store.



Filippo Gamba


Nel mese di luglio 2000 il pianista Filippo Gamba ottiene il Primo Premio al Concours Géza Anda di Zurigo e viene insignito dalla Giuria, presieduta da Vladimir Ashkenazy, del Premio Mozart per la migliore interpretazione del concerto per pianoforte ed orchestra dello stesso autore. A sua attività concertistica lo vede esibirsi presso importanti Festival musicali come il Ruhr Piano Festival, i Festival di Varsavia, Oxford, Lucerna, Next Generation di Dortmund e Settimane Musicali di Stresa, Meister des Klaviers Festival di Cracovia e Musical Olympus Festival di San Pietroburgo, e nelle più rinomate sale concertistiche europee: Parigi (Théâtre des Champs Élysées, Théâtre du Châtelet), Berlino (Konzerthaus), Amsterdam (Concertgebouw), Vienna (Konzerthaus), Lione (Salle Molière), Barcellona, Monaco (Herkules-Saal) e Hannover (NDR-Saal), Atene (Megaron). In Europa vanta collaborazioni con prestigiose orchestre, quali i Berliner Sinfoniker, la Wiener Kammerorchester, la Camerata Academica Salzburg, la SWR-Sinfonieorchester di Stoccarda, la Staatskapelle di Weimar, l'Orchestra della Tonhalle di Zurigo, della City of Birmingham e l'Orchestra Filarmonica di Israele. Si è inoltre esibito sotto la direzione di Maestri quali Simon Rattle, James Conlon, Vladimir Ashkenazy. Una particolare attenzione alla produzione discografica lo vede protagonista, insieme a direttori quali Vladimir Ashkenazy e Camil Marinescu, nell'incisione dei concerti mozartiani n.11 e n.13, per la Labour of Love Records. Presso la stessa casa discografica si contano inoltre tre Cd solistici dedicati a Beethoven, Brahms e Mendelssohn. A questi lavori, vanno ad aggiungersi le collaborazioni con il violinista Nimura, nella realizzazione di due Cd per la Sony Records. Tra le sue registrazioni si contano poi quelle effettuate per Radio France, Radio Bremen, RAI e per diverse emittenti radiofoniche americane. La sua attività concertistica si allarga alla musica da camera; in questa direzione significative sono le collaborazioni con il Michelangelo Quartett, l'Hugo Wolf Quartett, il Vanbrugh Quartett e con Enrico Bronzi.Ha tenuto masterclasses per la Bachauer Foundation, Music of Southern Nevada, Asolo Musica, Oxford Philomusica, l'Estate Musicale di Portogruaro e le Settimane di Blonay. È Professore alla Musikakademie di Basilea. La sua formazione è stata arricchita dagli insegnamenti di Renzo Bonizzato (con il quale si è diplomato presso il Conservatorio di Verona), di Maria Tipo e di Homero Francesch.



Attraverso gli Stili beethoveniani. La musica per violoncello e pianoforte di Beethoven

di Roberto Grisley


Che nella produzione beethoveniana siano state pronunciate molte e determinanti parole sulla gran parte dei generi musicali praticati dal Maestro è certamente un dato ovvio. Il contributo di Beethoven alla storia della sonata per pianoforte, della sinfonia, del quartetto fu tale da condizionare l'atteggiamento creativo di più di un compositore del diciannovesimo secolo. Un contributo legato in molti casi alla musica della sua epoca: come negare l'importanza di Haydn (nonostante un rapporto personale per molti versi ancora misterioso e velato di incertezze) nella messa a punto di strategie compositive, o di Mozart, esperienza forse meno filtrata nella produzione, la cui musica Beethoven mostrò ripetutamente di ammirare con sincerità?

Se da un lato il Salisburghese costituì un precedente importante con le Sonate per pianoforte con accompagnamento di violino (come allora venivano chiamate), nel caso delle Sonate per violoncello Beethoven non trovò modelli significativi (non Mozart o Haydn, autore però di un Concerto per violoncello, né tantomeno Boccherini le cui composizioni erano ancora legate ai criteri del basso continuo) ed entrò nel nuovo genere di composizioni subito con lavori di grande qualità in cui mise a profitto le precedenti esperienze cameristiche.

Notevole è il fatto che le Sonate per violoncello come denuncia il loro numero di opus, occupano tutti e tre gli stili in cui è convenzionalmente suddivisa la produzione beethoveniana e di ciascuno stile costituiscono esempi tra i più significativi. Così le due Sonate op. 5 sono tra i pezzi migliori della musica giovanile (insieme ai sei Quartetti op. 18),1'op. 69 riassume molte peculiarità del periodo centrale, l'op. 102 è pieno terzo stile . Più che seguire un criterio cronologico varrebbe tuttavia la pena di misurare i problemi e le caratteristiche delle Sonate sul metro costituito dall'op. 69 dove Beethoven affronta la questione fondamentale: ottenere un risultato convincente da due strumenti dalla natura sonora molto diversa. Come dichiara lo studioso Lewis Lockwood ... le soluzioni trovate nell'op. 69 per i problemi di registro, di equilibrio sonoro e di importanza nella combinazione dei due strumenti su tutta la tessitura emergono quali esiti felici al pari di quelli raggiunti in ordine all'originalità e alla qualità delle sue idee puramente musicali . A ciò si potrà inoltre aggiungere un accenno al tipo di tecnica compositiva che Beethoven aveva già messo a punto a partire dal 1802: quel particolare lavoro di elaborazione che mirava a scavare tutte le potenzialità del materiale motivico principale.

Se guardiamo anche solo alle prime battute dell'Allegro ma non tanto si noterà la volontà del compositore di distinguere ed equiparare i due strumenti fin dall'atto di presentazione del tema. In più l'individualità di ciascuno di essi è simmetricamente enfatizzata da una piccola cadenza, così: Tema al violoncello - Cadenza al pianoforte / Tema al pianoforte - Cadenza al violoncello. Da notare è soprattutto la bellezza e la grandissima incisività del tema su cui è costruito l'intero primo tempo. La felicità inventiva e la ricchezza (dal punto di vista melodico, ritmico ed anche armonico con il suo essere aperto al V grado) nella costruzione del tema si ripercuote non solo in ogni sezione del movimento (sia nel secondo gruppo che nello sviluppo, la zona su cui Beethoven lavorò maggiormente) ma anche sui materiali degli altri movimenti legati al primo da raffinate e sottilissime relazioni: un trait-d'union questo con il lavoro tematico della vicina Quinta Sinfonia, op. 67. Un altro segno evidente del lavoro del compositore sulla progettazione delle forme, non più accettate passivamente ma trasformate secondo i propri intenti costruttivi, può essere infine ravvisato nell'Andante cantabile di questa Sonata, che elude se stesso per diventare l'introduzione all'Allegro finale.

La scoperta del violoncello da parte del giovane Beethoven, dal 1792 residente a Vienna, si deve essenzialmente al contatto con uno dei più importanti esecutori dell'epoca: Jean Pierre Duport (Parigi 1741 - Berlino 1818), famoso solista del Concert Spirituel impegnato in tutte le corti europee ma soprattutto a Berlino con Federico Guglielmo 11, anch'egli violoncellista seppur dilettante.

Tra l'altro fu lo stesso Re che commissionò a Mozart sei quartetti di cui solo tre videro la luce: si tratta dei Quartetti Prussiani KV 575, 589 e 590. Nel 1796 Beethoven si mise in viaggio per una tournée che toccò Praga, Dresda, Lipsia e Berlino. Per Duport furono dunque scritte le due Sonate op. 5 (dedicate al Re di Prussia) che con tengono alcune novità importanti. Beethoven conformemente alle sue abitudini impiega lo strumento in tutti i suoi registri sfruttandone le qualità espressive; inoltre lo utilizza a volte come basso, altre per rinforzare una parte del pianoforte ma creando sempre allo strumento un suo spazio specifico; e non di rado lo qualifica affidandogli l'esposizione dei temi (vedi ad esempio il secondo gruppo nell'Allegro della Sonata in fa maggiore). Queste Sonate sono entrambe in due soli movimenti, ma piuttosto estese e caratterizzate da ampi adagi introduttivi (soprattutto l'Adagio della Sonata in sol minore) che mettono in primo piano la cantabilità e, crediamo, specialmente il suono del violoncello. Curiosa infine la Coda dell'Allegro della Sonata n. 1 scritta alla maniera di una cadenza concertistica.

Le due Sonate op. 102 come già ricordato si collocano a pieno titolo nell'ultimo periodo creativo del Maestro. Anzi sono i lavori più significativi del 1815: un periodo assai delicato in cui Beethoven (alle prese con le faccende legali riguardanti il nipote) inizia la revisione dei problemi artistici e compositivi messi in campo fino ad allora, ed opera una progressiva svolta verso la concentrazione del materiale e verso il lavoro sulla variazione e la fuga su cui baserà molta parte della sua ultima produzione. È a questo tipo di concezione che va collegato ad esempio il Finale della Sonata per pianoforte op. 101 e quello della Sonata per violoncello e pianoforte op. 102 n. 2 che si conclude, dopo un meraviglioso Adagio ricco di atmosfere suggestive, vere e proprie invenzioni timbriche, con un fugato.

Con questo tipo di scrittura Beethoven riesce poi ad ottenere anche l'integrazione fra i livelli dei due strumenti che spesso egli ha mantenuto nettamente distinti per intensificare la drammaticità della forma. È ciò che accade ad esempio nella Sonata n. 4 (ì cui due movimenti presentano entrambi la scansione tempo lento - tempo veloce) dove si assiste ad una vera contrapposizione di piani fra violoncello e pianoforte raggiunta anche per mezzo di suggestive trovate poggiate sul timbro, come le quinte vuote al violoncello nell'Allegro vivace.

Al duo per violoncello e pianoforte Beethoven destinò in anni diversi pure tre serie di variazioni in cui il maggior peso sembra essere sostenuto dal pianoforte per mezzo di una scrittura che in qualche punto appare addirittura autosufficiente, come se in questi momenti il violoncello dovesse rivestire una parte quasi ad libitum .

Scritte nel 18081e Variazioni sopra i temi tratti da Il flauto magico non furono gli unici lavori legati a Mozart: ancora prendendo spunti dal teatro mozartîano nel 1793 Beethoven aveva scritto le Variazioni sopra Se vuol ballare (Nozze di Figaro) per violino e pianoforte, quindi le Variazioni sopra Là ci darem la mano (Don Giovanni) per due oboi e oboe in Fa; ma soprattutto sono da ricordare le cadenze beethoveniane per il primo e terzo movimento del Concerto per pianoforte e orchestra KV 466.

Infine le 12 Variazioni sul famoso tema haendeliano See, the conqu'ring hero comes , sostanzialmente di tipo ornamentale, non sembrano mettere in particolare rilievo il ruolo dello strumento ad arco.


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