Teatro in Campo 2005 XI Edizione

Appunti sonori sul Magnificat. Incontro con Patricia Zanco e Alessandro Dalla Vecchia

 

Patricia Zanco  ha presentato, nell'ambito di Teatro in campo 2005 , una rilettura teatrale del Magnificat di Alda Merini, con il controcanto delle libere invenzioni sonore del violino di Alessandro Dalla Vecchia.


Parole e musica: il “caso” Merini

Il rapporto fra musica e poesia, sulla scena, offre svariate opportunità di accostamento; un musicista può cedere alla tentazione di plasmare i suoni sulla scansione emozionale delle parti di un testo, con una funzione di accompagnamento che ne rinforzi qua e là il pathos linguistico; un “madrigale recitato”, insomma. Ma l’operazione, trattandosi di due codici espressivi ben distinti, si sposta di solito su un terreno più sfumato di rinvii sotterranei; testo e musica ci hanno abituato da tempo a viaggiare su livelli indipendenti, che il compositore contemporaneo tende a interpretare, piuttosto, in un controcanto assolutamente libero.
In tal senso, l’approfondimento del testo rappresenta una specie di premessa necessaria, ma non vincolante; tramontato da un secolo l’automatismo di una sintassi tonale aderente alla dinamica degli affetti, con i tempi suggeriti dalla linearità della declamazione, la caratterizzazione musicale si sposta piuttosto sulla libera esplorazione del piano simbolico del testo; semmai, sulla eventuale omologia dei meccanismi evocativi dei due livelli sovrapposti, musicale e fonetico. Opzione pressoché obbligata, questa, con testi che già assumono la forma poetica come luogo di sistematica violazione dell’ordine sintattico, nei quali il suono stesso delle parole acquista una prevalente dimensione “musicale” e autonomamente simbolica; come nel caso esemplare di Zanzotto, oggetto negli ultimi anni di numerosi esperimenti di rivisitazione musicale, anche in CD.

Alda Merini (fonte: ildito.it)
Alda Merini (fonte: ildito.it)
La poesia di Alda Merini, assai presente negli ultimi anni in vari recital a lei dedicati in giro per la penisola, oltre che ben frequentata dai media, offre una materia verbale che sembra prestarsi ad accogliere con particolare naturalezza contaminazioni e sovrapposizioni musicali; i suoi versi spesso si ancorano con facilità a clausole ricorrenti, caratteristica questa che li rende adattabilissimi, ad esempio, alla struttura ricorsiva degli arrangiamenti più tradizionali; operazione tentata recentemente con successo da Giovanni Nuti, in “Milva canta Merini” del 2004, dove un polistilismo sonoro denso di suggestioni orientali e guizzi sperimentali, non immemore delle irregolarità ritmiche di Battiato, tende ad isolare ed enfatizzare una lettera già intrisa di una certa ripetitività circolare.

Qui, accanto ad intuizioni musicali di un certo mestiere nell’armonizzazione dei testi, spiccano due componimenti in forma recitata, per bocca della stessa Merini, sui quali indugia un sottofondo
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'La terra santa', incipit (voce: Alda Merini)
sonoro un po’ stile New Age, che fa un certo effetto a contatto con un percorso vocale personalissimo, per la verità refrattario a eccessive edulcorazioni; e la voce della Merini presenta, forse, nel suo timbro un po’ impastato e incerto, l'incarnazione fonetica più naturale e antiretorica di una poesia percorsa da una vibrante fisicità; anche quando, come nell'incipit di La terra santa , sembrerebbe trascenderla, ricalcando invece nella gabbia corporea (qui un tutt'uno con la patologia mentale, e la lunga esperienza manicomiale dell'autrice) le tracce verbali per un successivo superamento, in un umanissimo approdo ad una dimensione sacra .

Il Magnificat - Nel caso del “Magnificat”, ci troviamo di fronte a una poesia apparentemente “facile , dall'andamento ritmico molto musicale, sia nelle parti in versi cui è affidata la voce della Vergine, che nelle brevi prose liriche “corali” di raccordo; il pregio maggiore di questa scrittura sta forse nella semplicità con cui alcune intuizioni di sapore impressionistico vengono incorporate nel fluire di un canto teso e appassionato, che assume di volta in volta i tratti di lamento o di accorata preghiera; Maria così diviene icona senza compromessi di una femminilità esemplare, offrendo attraverso il proprio corpo, anche qui, una superficie travagliata di raccordo fra umano e divino:

“...
Ma tu,
che non avevi principio,
mi hai sprofondata
nella carne angelica
dove non si nasce
e non si muore
se non con la sua resurrezione
ed il suo grido
...”

(pag. 100)


Luogo di contatto tra fragilità umana e spirito trascendente, la dimensione corporea di Maria esibisce nel libro un livello costante di lacerazione, che riconosce un punto possibile di equilibrio proprio nella reiterata sutura poetica fra due campi lessicali contrapposti, fino all’abolizione di ogni distanza fra corporeo e metafisico, terreno e ultraterreno, come in proposizioni come questa:

“e le sue abluzioni
erano caste”,

(pag. 18)

Patricia Zanco
Patricia Zanco
Ecco quindi che la resa teatrale di un testo del genere, se da un lato pare chiamata ad assecondare il versante più esibito dell’invocazione, dall’altro non può non farsi carico della carica “materica” di questa parola, la sua intensità fisica, tanto più bruciante quanto più disseminata di ossimori felicemente risolti nella congiunzione plastica degli estremi; “travaglio angelico”, “vergine incinta”, “crocifissione amorosa” sono clausole che ricorrono a fissare nel testo un livello simbolico che non trascende la fisicità, come nel caso degli accostamenti di certa innodia cristiana e letteratura mistica, ma se ne serve come luogo di identità ed attraversamento necessario. Ecco, in proposito, il breve testo di presentazione pubblicato sul risvolto di copertina del volume edito da Frassinelli:

“Maria è uno dei più affascinanti enigmi della cristianità: vergine e madre, corpo sensuale che dona la vita e corpo spirituale che accoglie il figlio di Dio, intorno a lei si sono appassionati laici e religiosi, scettici e credenti, e soprattutto l'uomo semplice che attraversa questo mondo senza ancore sicure contro la sofferenza e la paura. Lei si staglia luminosa, pudica e silenziosa sullo sfondo della vita di Cristo, icona di accettazione, amore e fede e nello stesso tempo simbolo eterno della femminilità e della maternità, concedendo solo gesti e sguardi fuggevoli a chi continua a interrogarsi sul suo mistero.
Come questo libro, che ci consegna una Vergine diversa da come eravamo abituati a pensarla: quella che ci viene incontro in queste pagine è una donna giovane, fragile, umanissima, perché Alda Merini, una delle più grandi poetesse italiane, non ne rappresenta la storia e la vita, ma evoca, con straordinaria forza visionaria, la sua interiorità, il suo smarrimento, il suo stupore. Maria è corpo, sangue, dolore, eppure la sua voce sembra provenire da uno spazio cosmico, rarefatto, solcato ora da vibrazioni commosse e ora da lampi di intensa intimità con il lettore, quasi a dimostrarci che nessun mistero si può svelare e comprendere se non sappiamo offrirgli in cambio la nostra autenticità. Un dono prezioso per tutti coloro che amano la poesia e non smettono mai di interrogarsi sul senso dell'amore e della vita”

 

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