Storia del Sonar a Quattro. Arcipelaghi della Musica da Camera Venetoeuropea

Guido Alberto Fano: tessiture d'archi fra epigonismo e modernit

 
Guido Alberto Fano
Guido Alberto Fano
Negli ultimi decenni, nella diffusione mediale della musica colta, abbiamo assistito alla proliferazione di iniziative discografiche volte alla riscoperta di autori 'minori', relegati ai margini della memoria storica collettiva, spesso collocati in quel limbo sospensivo che separa la competenza degli 'addetti ai lavori' dalla notorietà presso un pubblico esterno più o meno esteso.
Abbiamo assistito, complice l'abbattimento di costi legato alla rivoluzione digitale, alla fioritura di case discografiche espressamente nate per far luce su settori particolari della produzione musicale antica e moderna, col risultato di setacciare archivi e biblioteche alla ricerca di opere e autori meritevoli di sfuggire all'oblio, volte a guadagnare qualche pur esigua fetta di mercato.
In sala da concerto invece, purtroppo, complice un diffuso adagiarsi sul richiamo di routine offerto da un certo repertorio, le scelte tendono troppo spesso a riciclare in infinite varianti d'approccio (rivisitazioni filologiche, trascrizioni, ecc.) un corpo di opere relativamente ristretto, segnato dall'egida di una 'classicità' guadagnata sul campo; cosicché fa piacere, specie a Venezia, assistere di tanto in tanto ad occasioni d'ascolto classico meno scontate, se non addirittura a novità assolute .
E' questo il caso del concerto organizzato dagli Amici della Musica di Venezia a Ca' Rezzonico, cui abbiamo dato ampio spazio per settimane in home page ma che, purtroppo, non ha ricevuto un'adeguata attenzione da parte del pubblico, anche quello più attento alle proposte musicali più preziose, quelle che meriterebbero ascolto solo in virtù del repertorio proposto. Il programma, accanto a due lavori da camera di Ottorino Respighi, i Quartetti in re minore e in fa minore, presentava la prima esecuzione veneziana di un lavoro piuttosto tardo del compositore padovano Guido Alberto Fano (1875 – 1961), il Quartetto in la minore, del 1942. L'esecuzione, affidata a una formazione giovane ma esperta come il Quartetto di Belgrado, dopo una fase iniziale di 'ambientamento' all'acustica non facile del Salone da Ballo di Ca' Rezzonico, tendente a riverberare e impastare un poco la tessitura delle voci, si è via via assestata su una sonorità d'insieme gradevole, in felice equilibrio fra un'ariosa cantabilità nei tempi lenti, e l'impeccabile precisione del fraseggio ritmico e contrappuntistico negli Allegri; cosicché il climax della serata è stato raggiunto proprio con l'esecuzione del quartetto di Fano, pezzo composto dal sessantasettenne musicista padovano mentre si trovava rifugiato in Umbria, durante il periodo drammatico della persecuzione nazifascista.
La produzione cameristica italiana del Primo Novecento, rispetto alle esperienze europee coeve, si attesta come noto su posizioni di relativa retroguardia; per un compositore, poi, nato in pieno Ottocento, solidamente ancorato quindi a un idioma tardoromantico, innervato fin dai lavori giovanili di suggestioni modali arcaicizzanti piuttosto che di inquietudini post-tonali, l'adesione alla tonalità poteva sembrare, pur a metà del secolo, una scelta ancora obbligata. Ma quello che colpisce di più, in questa prima esecuzione veneziana dell'opera, accanto alla tangibile testimonianza di un impeccabile magistero compositivo, è forse la percezione soggettiva della necessità di un superamento di convenzioni e classificazioni musicologiche, da noi ancora piuttosto tenaci; entrati nel nuovo secolo, vien da chiedersi se la categoria un po' sbrigativa di 'epigono', per musicisti come Guido Alberto Fano, abbia ancora un senso, e con essa una prospettiva storica che vorrebbe isolare nel corpo del Novecento 'costellazioni' minori e scentrate rispetto alla galassia sfolgorante della dissoluzione della tonalità; oggi, in una crescente commistione mediale di codici sonori, di cautele e slanci in avanti, ritorni al passato e prefigurazioni ancora incerte, la tavolozza compositiva di un musicista come Guido Alberto Fano, ascoltata in concerto, sembrerebbe invece acquistare, a rovescio, una sconcertante aderenza al presente.

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IV movimento
Proponiamo qui l'esemplare quarto movimento del Quartetto
, Elevazione , una fuga dal contrappunto rigoroso e quasi metafisico, come un ideale, antiretorico controcanto alla barbarie dei tempi; un' 'elevazione' senz'altre vie d'uscita dall'orrore, che lascia sullo sfondo la dimensione soggettiva della tragedia per riapprodare all'oggettività condivisa di un 'esprimere' saldamente ancorato al passato, o proiettato verso una dimensione atemporale e salvifica, da cui stemperare le piaghe per una possibile, dolente, rinnovata armonia...
L'esecuzione è tratta da una incisione dell'etichetta
Phoenix Classics, che ha il merito di aver proposto opere pressoché sconosciute di numerosi autori italiani del Novecento. Interpreti, i cameristi del Quartetto d'archi di Torino.

a cura di
Roberto Ranieri

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