F. Schubert Winterreise: il lieder strofico

 

di Francesca Sartori


«Vi canterò un ciclo di Lieder angosciosi. Sono curioso di vedere cosa ne pensate. Mi hanno coinvolto più di quanto non sia successo con altri Lieder. Mi piacciono più di tutti, e piaceranno anche a voi» (Franz Schubert)

Nell’anno del bicentenario della nascita sembra strano ricordare come Franz Schubert, oggi universalmente riconosciuto come uno dei grandi maestri della prima età romantica, abbia in realtà incontrato numerose difficoltà nel trovare un largo pubblico d’ascolto, rimanendo infatti per tutta la vita nascosto all’ombra dei salotti bohémien della Vienna Biedermeier che frequentava - questi sì - con discreto successo e delle taverne popolate di amici del buon vino e della buona musica.

Franz Schubert
Franz Schubert
La sua prolifera produzione (dalla musica cameristica, a quella pianistica, ai Lieder per canto e pianoforte) viene solo successivamente riconosciuta, ahimè troppo tardi perché il suo autore potesse goderne i fasti.

Tra gli svariati modelli formali utilizzati nel Lieder, Schubert preferisce di gran lunga quello strofico - non cadendo mai però nel pericolo di ripetitività di linguaggio - attingendo all’opera di poeti più o meno conosciuti, generalmente amici e compagni di modesta fortuna. Accanto a liriche di Goethe, Schiller, Heine, ma anche degli inglesi Scott e Sahkespeare, fa capolino una consistente preferenza per le opere pressoché sconosciute di Wilhelm Müller, poeta nativo di Deassau interessato particolarmente alla lirica popolareggiante. liederI cicli liediristici della maturità schubertiana traggono infatti tutti ispirazione da questo appartenente alla cosiddetta “Scuola Sveva” che, capitanata da Ludwig Uhland, si rifaceva alla tradizione medievale di forte caratterizzazione paesaggistica.

Il comune modello di riferimento era la raccolta di poesie popolari Arnim e Brentano Des Knaben Wunderhorn (1806-08) da cui Müller trasse nel 1820 la propria personale raccolta Gedichte aus d’en hinterlassenen Papieren eines reisenden Waldhornisten; da quest’ultima Schubert costruì la raccolta di venti liriche Die schöne Mullerin op.25 (1823), che accanto Die Winterreise e Schwanengesang costituiscono i cicli liederistici della maturità di Schubert. Ma è proprio nei primi due che il Maestro raggiunge una sintesi perfetta tra rappresentazione teatrale e lirica, trasmettendo in modo commovente i moti dell’animo umano, nella ricerca esteriore, nella tensione verso qualcosa d’indefinibile.

Attraverso il “viaggio” lo spirito romantico tedesco cerca di esprimere la ricerca di se stesso. Differentemente dal mondo latino, che interpreta il viaggio del “viandante” come uno spostamento da un luogo fisico ad un altro e come uno stato di fragilità nell’attesa di ristabilire gli equilibri dati dall’appartenenza sociale a clan, terra, famiglia, l’immaginario mittel-europeo traduce la figura del Wanderer e della Wanderung in un cammino volto ad un misticismo a volte panteistico che cerca nel viaggio stesso la sua ragione e il suo fine. friedrich1Pellegrini, clerici vaganti, personaggi che si muovono nel paesaggio a piedi (mai a cavallo) sotto cielo e vento, generalmente soli, vestiti di bastone e mantello, alla ricerca del contatto con la Natura intesa come diretta manifestazione del Divino.

Ma il cammino esistenziale del Wanderer può assumere risvolti non solo incantati, ma spesso drammatici. Nei Lieder del Winterreise la tensione verso l’essenza porta comunque lontano da essa, la felicità diventa comunque irraggiungibile e la solitudine scelta e necessaria diventa l’unico stato possibile. La natura da madre amorevole e meravigliosa si trasforma in matrigna crudele, il paesaggio invernale, gelido e bianco, rappresenta tutto il calore degli affetti sepolti nel ricordo della primavera perduta. Il tempo si annulla e lo spazio identico e illimitato diventa metafora dell’inavvicinabilità dell’uomo alla comunità dei viventi; così il protagonista, fuggito da una wertheriana delusione amorosa, escluso si ritira ancor di più nella propria solitudine scegliendo solo alla fine di condividere il “viaggio” con un altro triste reietto. Tra le noti agghiaccianti e tragiche di Schubert, si chiude un altro capitolo della tragedia della vita umana.

 

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