Il XII secolo e il nuovo assetto europeo

 

di Francesca Sartori


A partire dal XII secolo, che diede i natali a Francesco d’Assisi e Pietro Valdo, si assiste al risveglio del continente europeo dopo un lungo periodo d’incertezza politica, economica e anche religiosa culminato nell’anno Mille. Conclusosi il tempo delle feroci invasioni da parti dei popoli del nord, delle sanguinose lotte feudali, dell’ossessivo timore della “fine del mondo”, finalmente l’Europa levava lo sguardo verso un futuro più prospero e verso nuovi equilibri tra le nascenti potenze europee. Il significativo aumento della popolazione, la colonizzazione di nuovi e più vasti territori per l’agricoltura, ma soprattutto l’amplificazione delle rotte commerciali, nei pressi delle quali risorgevano vecchie città e prendevano vita nuovi centri di scambio, portava ad un rinnovato fervore economico e sociale, ad un nascente desiderio sempre più forte di libertà e autonomia. Non a caso Francia, Inghilterra e Germania giungevano ora, per prime, ad un assetto nazionale più unitario e consolidato, secondo un ordine prettamente monarchico; contemporaneamente in Italia, dopo dure lotte contro il potere imperiale, nascevano i primi Comuni.

Gli orrori dell'Inquisizione(stampa del 1849)
Gli orrori dell'Inquisizione(stampa del 1849)
Il grande sviluppo delle città marinare, perlopiù Venezia, Pisa e Genova, aveva portato non solo a un’intensificazione dei traffici economici, ma principalmente a mettere in contatto paesi e popoli estremamente diversi per cultura, tradizioni, religione. La situazione italiana non si esauriva però nella neo-acquisita autonomia dei Comuni e delle città marinare: ancora il paese si trovava soggetto alla dominazione imperiale e aspre e lunghe lotte, soprattutto con la lega lombarda, si erano consumate contro il Barbarossa prima e con Federico II successivamente.

In questo clima di forte innovazione del panorama politico, da secoli orbitante attorno alla sfera romana e ora totalmente mutato, le Crociate contro l’oriente musulmano avevano portato la Chiesa Cattolica ad un momento di estrema floridezza. Lo stile romanico si diffondeva in tutta Europa, il latino, pur affiancato dalle neonascenti lingue romanze, manteneva carattere di lingua dotta, un nuovo alone di misticismo ispirava una forte tensione nei confronti dell’istituzione che, nonostante il crollo dell’Impero Romano, manteneva e anzi rafforzava la propria posizione di punto di riferimento culturale, cercando di irradiare la propria influenza a tutto il continente. Il Papato vedeva crescere in modo esponenziale il proprio potere temporale, diventando nel giro di poco tempo una vera e propria monarchia assoluta, potere che le Crociate non avevano che aumentato. Ma proprio a causa dei sempre più evidenti interessi temporali gestiti dalla Chiesa e dell’irrigidimento della struttura gerarchica, apparentemente più volta alla gestione di ingenti ricchezze che alle anime dei fedeli, cominciavano ad affiorare forti contrasti con il popolo che accusava il clero di corruzione e immoralità. Il crescente desiderio di ritorno ad una Chiesa forse più povera, ma sicuramente più aderente ai precetti evangelici, divenne fertile terreno per un malcontento generale che diede luogo a numerose forme di eresia.

S. Domenico e gli Albigesi di P. Berreguede
S. Domenico e gli Albigesi di P. Berreguede
Movimenti ideologicamente organizzati, come i Valdesi o i Catari, riuscirono, nonostante le cruente repressioni da parte della Chiesa, a proliferare e a mantenersi. Il Papato non fece comunque attendere la propria forte reazione contro i Riformisti e contro la “piaga” dell’eresia Innocenzo III ripristinò il Tribunale dell’Inquisizione. In un secondo tempo, constatata la forza della ribellione che la Riforma aveva scatenato, la Chiesa scelse la via della Controriforma e, in questo clima di tensione e sospetto, cominciarono ad essere accettati nuovi ordini religiosi tra cui, tra i più importanti, l’ordine francescano.
La figura di Francesco d’Assisi, il nobile borghese inizialmente dedito più al fasto che all’introspezione, che, a seguito dell’illuminazione, sceglie la via della povertà e della parola di Cristo, presenta in realtà molteplici sfaccettature: le fonti storiche e agiografiche, infatti, spesso offrono versioni discordanti degli episodi della vita del santo. Ad ogni modo risulta evidente come la nascita del nuovo ordine sia stata figlia di un consistente scontro ideologico tra Innocenzo e Francesco, risolto infine con l’approvazione del diaconato (con la tonsura), la possibilità della predicazione (anche se solo in ambito morale e non dottrinale), ma soprattutto grazie alla fede del santo nell’eucaristia, tratto fondamentale e distintivo dell’esperienza francescana, rispetto alle contemporanee sette protestanti. Sarà comunque solo nel secolo XIII, con il pontificato di Onorio III, che la comunità francescana comincerà ad ottenere credito e favore presso la Curia e che, a seguito delle regolarizzazioni e del recupero dei valori monastici, la prima Regola del nuovo Ordine verrà approvata (anche se solo verbalmente) da Gregorio IX (1221).



La scheda
Pietro Valdo e il movimento dei Valdesi


Il XII secolo vede nascere l’originale figura di Pierre Valdes o de Vaux (Lione 1140-1217), da cui Pietro Valdo, ricco mercante di Lione il quale, a seguito di una forte crisi mistica che mette in discussione valori e stile di vita fino ad allora perpetrati, sceglie di privarsi di ogni bene materiale (che distribuisce invece al popolo) e decide di vivere strettamente secondo i precetti evangelici di povertà. In anticipo di qualche anno sull’opera di Francesco d’Assisi, Pietro Valdo dà vita ad un movimento religioso, i Valdesi appunto, determinato alla predicazione dei principi di povertà del Vangelo ed estremamente critico rispetto alle gerarchie ecclesiastiche, posizioni che portano immediatamente l’ispiratore e i suoi “poveri di Lione” in conflitto con la Chiesa ufficiale.

San Francesco in un dipinto di Giotto
San Francesco in un dipinto di Giotto
Nel 1177 Valdo e i suoi seguaci vengono allontanati da Lione e, benché riconosciuti da Alessandro III (1179), vengono comunque diffidati dal Concilio a praticare il loro credo e, dopo una breve parentesi di apparente riconciliazione, definitivamente banditi dalla diocesi dall’arcivescovo Jean de Bellesmains. Costretti a rifugiarsi nelle valli del Piemonte e del Delfinato, vengono condannati eretici nel 1784 dal sinodo di Vienna. Accanto al voto di povertà e la predicazione della parola della Bibbia, il valdismo sostiene il sacerdozio universale e la disconoscenza del clero come casta privilegiata: proprio a causa di questo punto apre una breccia nel popolo che, sempre più numeroso, accorre ad ingrossare le fila di proseliti. La predicazione dei Valdesi si diffonde rapidamente in tutta Europa, ma a causa delle numerose persecuzioni il numero di fedeli si riduce significativamente e il movimento tende ad insediarsi principalmente nelle Alpi Cozie, nelle valli sia del versante francese che di quello piemontese.

Il XVI secolo è un momento di grandi cambiamenti: i Valdesi aderiscono alla Riforma, associandosi alla Chiesa Calvinista svizzera, ma mantenendo caratteri autonomi. Nel 1551 Emanuele Filiberto di Savoia sembra concedere la libertà di culto, ma a seguito della risoluzione di Augusta per cui Cuius regio eius religio ( la religione dei principi dev’essere quella dei sudditi ), nel 1559 Emanuele Filiberto, tornato in possesso dei territori sottratti dai francesi, applica la nuova norma imponendo la propria religione cattolica anche alle comunità luterane. In val del Pellice e val S. Martino scatta la ribellione: l’esercito sabaudo non riesce ad aver ragione della resistenza e nel 1561 si è costretti ad un accordo che conferisce ai Valdesi la libertà di culto, ma entro confini geografici stabiliti. I cinquant’anni successivi il ducato, ora in mano a Carlo Emanuele I, assume una nuova strategia e invano invia missionari cattolici nei territori valdesi per convertire i riformisti. Nemmeno la guerra civile tra cattolici e ugonotti riesce a far desistere il movimento pauperista dall’opera di evangelizzazione, pur nella sempre più difficoltosa assenza di luoghi di culto adatti. Solo le cosiddette Pasque piemontesi (25 aprile 1655) portano una risoluzione del conflitto, anche se a caro prezzo di vite umane: il 18 agosto la corte torinese firma un accordo con alcuni delegati svizzeri e l’ambasciatore di Oliver Cromwell per porre fine alle persecuzioni e perdonare i rivoltosi , ma il divieto al culto pubblico permane.

Valdesi a Guardia Piemontese
Valdesi a Guardia Piemontese
Dal 1686 comincia per i Valdesi un periodo di continui disordini con la casa Savoia: Vittorio Amedeo II con l’editto di Fontainebleu dichiara “fuorilegge” ogni forma di religione “riformata”, demolisce tutti i templi e luoghi di riunione dei fedeli e manda in esilio pastori, predicatori e maestri. Le comunità però non cedono all’oppressione e si trovano prese tra i fuochi incrociati di francesi e savoiardi. Non raggiungendo in tempi brevi una risoluzione, il duca si trova costretto a concedere l’espatrio a numerosi esuli in Svizzera, espatrio per altro mai definitivo, per il desiderio e i continui tentativi delle famiglie di tornare ai luoghi d’origine. Tra il 1689 e il 1690 gli esiliati riescono finalmente nel loro intento, aiutati dal pastore Enrico Arnaud, trovandosi addirittura a schierarsi con le truppe savoiarde contro la Francia. Con questo accordo nel 1697, alla fine della guerra, i Valdesi rientrano nei loro territori.

Il XVIII secolo scorre per il Valdesi molto più tranquillo dei precedenti: sotto la guida di Carlo Emanuele III non possono accedere alle cariche istituzionali destinate esclusivamente ai cattolici, né celebrare il culto in pubblico, ma almeno il tempo delle persecuzioni sembra un brutto ricordo. Con il dominio napoleonico termina ogni tipo di discriminazione nei loro confronti, ma si tratta solo di un breve periodo di euforia: la liberazione del Piemonte, con la “convenzione di Cavour”, riporta la restaurazione. Solo nel 1848 con l’editto di pacificazione firmato da Carlo Alberto di Savoia viene finalmente eliminata la discriminazione verso i Valdesi. Per la prima volta i Valdesi appaiono in superficie: viene fondato un ospedale a Torino e il tempio di corso Vittorio Emanuele; sotto il regno di Vittorio Emanuele II addirittura un Valdese viene eletto deputato al parlamento. L’attività di evangelizzazione si amplifica e i Valdesi si moltiplicano, pur mantenendo una forte concentrazione nel pinerolese e in val del Pellice; ad oggi si contano consistenti comunità anche in Svizzera, Stati Uniti, Uruguay e Argentina.

 

Evento collegato


| | Altro