Open - Esposizione internazionale di sculture e installazioni

'Open2002'. Appunti 'open' tra terra, arte e laguna

 

Wu Mali (Taiwan) esporr al Lido la sua 'barca dei sogni'
Wu Mali (Taiwan) esporrà al Lido la sua 'barca dei sogni'
Anche nel 2002 il Lido di Venezia ha salutato l'invasione pacifica di un particolare, variegato avamposto dell'espressione artistica contemporanea. Open è un evento che ormai da anni a fine agosto trapianta varie declinazioni iconiche o plastiche di "contemporaneità" nel cuore tranquillo dell'isola veneziana, in un dispiegarsi di "segni" e percorsi che attraversa un lungo tratto di litorale tra mare e laguna; evento che grazie alla tenacia di Arte Communications, e in particolare di Paolo de Grandis, è giunto alla 5° edizione. Evento polimorfo per sua natura; non solo per la varietà delle proposte, ma soprattutto per la reinvenzione costante di un rapporto inedito col paesaggio, in cui dimensionare nell'insieme le tracce di un percorso, modellando nel contempo su scala più ridotta la dimensione estetica di ogni singolo oggetto d'arte, il suo margine di interazione spaziale, si tratti di scultura, installazione o altro. L'idea di far uscire l'opera d'arte dalla ritualità di sedi espositive più o meno tradizionali ha portato a reinterpretare in vari modi, negli ultimi decenni, il rapporto con lo spazio urbano di volta in volta deputato ad accoglierla; in Italia, seppur con un certo ritardo rispetto all'estero, ciò accade sempre più spesso, e in varie città; di solito, il rapporto visivo fra i vari elementi plasma da sé una fitta rete di interdipendenze, talvolta in virtù di una ricercata "convergenza" di dimensioni spaziali alienanti, lì nel paesaggio urbano, qui nell'opera d'arte che le denuncia e/o esorcizza e/o ne parla; l'una eletta a paradigma dell'altra in un flusso simbiotico e/o esplosivo di compresenze, nel campo visivo distratto/attento del passante/osservatore; a Venezia, in particolare, la "penetrazione" visiva delle forme d'arte contemporanea nel tessuto urbano ha conosciuto negli ultimi decenni varie declinazioni, più o meno massicce, da parte della Biennale d'arte; con l'effetto piuttosto di "allargare" il contenitore espositivo alla coreografia lagunare, ottenendo più che una simbiosi un impatto a contrasto. Il Lido, invece, presenta forse una sorta di "verginità" naturale alla stratificazione visiva di un percorso d'arte, lembo terracqueo che porta in dote la potenzialità di uno spazio sequenziale, un prima-dopo adagiato nell'asse nord-sud fra mare e laguna, con un "centro" s-centrato dalla topografia e trapiantato sulla "rotta" obbligata d'accesso e attraversamento, come il giunto vitale e sghembo di un'articolazione immobile, tra S. M. Elisabetta e il Blue Moon: e la divaricazione di ogni idea di sviluppo spaziale esita qui al bivio nord-sud, San Nicolò - Malamocco, porta della bora e culla dello scirocco, anfiteatro dolomitico e secche del Po. L'irruzione autunnale di "Open" in questi luoghi, da cinque anni, dissemina l'orizzonte dell’osservatore di impercettibili eccezioni e punti di fuga; l'assuefazione originaria ad un asse percettivo, sospeso fra i due poli geosimbolici, si incrina, l'azione decontestualizzante delle installazioni obbliga a nuovi ripensamenti, ritorni sui propri passi, soste a centellinare un approccio al paesaggio stranamente anomalo, polverizzando e moliplicandone i baricentri possibili...

 

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