Concerto del Coenobium vocale. Indizi di un rifiorire della musica a cappella

 

In Italia la tradizione esecutiva della musica a cappella , cioè per coro non accompagnato, dopo un lungo periodo di decadenza legato all'influsso preponderante della tecnica di canto d'opera (di tipo individuale, con uso del vibrato e forte coloritura espressiva) applicata un po' ovunque ai gruppi corali (basti pensare ad alcune esecuzioni palestriniane eseguite dal coro della Rai negli anni '60, oggi praticamente inascoltabili), conosce da qualche anno una netta ripresa, coronata da una diffusa riqualificazione discografica. Decisivo il ruolo di due fattori storicamente convergenti: da un lato l'esperienza filologica di rilettura teorica e pratica della musica strumentale antica , che a partire dagli anni '70 ha favorito una reinterpretazione estetica, prima che sonora, di un patrimonio musicale preottocentesco spesso romanticizzato senza troppo rispetto per partiture e prassi esecutive; fino a modificare profondamente abitudini d'ascolto del pubblico. Dall'altra, grazie alla crescente globalizzazione del mercato discografico, la penetrazione sempre più diffusa sui nostri mercati di registrazioni di scuola anglosassone dedicate alle opere del repertorio polifonico e barocco nostrano; incisioni capaci spesso di farci ascoltare pezzi completamente diversi da un cliché interpretativo spesso filoverdiano, o comunque di stampo operistico. Valga ad esempio lo sconcerto provocato da un famoso Gloria di Vivaldi inciso dall'Archiv a fine anni '70 nell'interpretazione di Simon Preston, dove il vibrato e l'enfasi dinamica nostrana lasciava il posto alla cura estrema dell'intonazione, all'impasto timbrico cristallino, alla meticolosa lettura dei rapporti fra le linee melodiche...
In tal modo, sgombrato il campo dall'assuefazione ad un'estetica sbrigativa e retorica di piani e forti , l'attenzione si è concentrata sempre di più sulla nitidezza delle voci, la chiarezza del contrappunto, in alcuni casi perfino la rimodulazione di ogni accordo in ragione dell'effetto armonico che in qualche passaggio suona meglio crescente in qualche linea...

Il Coenobium vocale
Il Coenobium vocale

Abbiamo avuto modo di ascoltare a più riprese il Coenobium vocale di Maria dal Bianco, negli ultimi anni, e possiamo dire senza tema di smentita che questa formazione, per purezza di emissione sonora e controllo della tessitura polifonica, rappresenta un vero fiore all'occhiello della rinascita corale del nostro paese. Il pregio di questo gruppo, composto di sole voci maschili, quindi con sopranisti e controtenori alle voci acute, ci sembra quello di unire la raffinatezza timbrica delle formazioni da camera inglesi (viene in mente l'Hilliard Ensemble) con la capacità di un rilievo dinamico di tutto rispetto, a vantaggio di una modulazione ricca ed espressivamente assai duttile. L'anno scorso abbiamo avuto il piacere di ascoltare il Coenobium nella stupenda cornice della Chiesa dei Miracoli; quest'anno, a S. Francesco del Deserto, l'appuntamento si preannuncia davvero tra quelli da non perdere.

 

 

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