A proposito di letteratura bizantina...

 

La fase della lingua greca che chiamiamo letteratura bizantina non costituisce un momento nascente della parola, ma presuppone una lunga tradizione di coltivazione della lingua e dello stile. Il mondo bizantino è comunque anche il vivaio di un nuovo linguaggio che esprime con particolare intensità l'identità culturale dell'uomo bizantino. Si può anche pensare che Bisanzio con la sua arte della parola e la sua retorica non sia riuscito a creare modelli sopranazionali e miti diacronici. Seppe anche dar voce ed espressione ai propri miti, descrisse il suo proprio mondo, reale e ideale, e per tutto il corso del

Athanasios Angelou
Athanasios Angelou
uo millennio d'esistenza come nazione e cultura festeggiò in modo trionfale la sua continuità e capacità di sopravvivenza, e nel contempo pianse il rimpicciolirsi del suo mondo, specialmente alla fine.
I testi conservatisi fino a noi sono moltissimi, disseminati cronologicamente attraverso i secoli e ideologicamente nei tipi della letteratura profana e religiosa.
Nel periodo protobizantino è ancora intenso il predominio del mondo antico, ma si fa sentire anche il nuovo linguaggio dei padri della chiesa, e degli asceti del deserto (ad esempio Giovanni Climaco) i quali, nonostante tutta la loro ostilità verso qualsiasi forma ricercata, arruolano la tecnica classica della parola per esprimere in modo più direto la loro saggezza. Gregorio Nazianzieno assimila forme antiche d'espressione, Giovanni Crisostomo retorizza il sermone e Romano il Melode rinnova con il kontakion il genere poetico.
Il periodo mediobizantino (IX - XII secolo) è caratterizzato nei casi migliori da un caratteristico classicismo bizantino, da quel tipo di approccio all'eredità greca antica, classica e tarda che Bisanzio manterrà più o meno fino alla sua fine. Vengono ereditate la lingua, lo stile, le conoscenze ma anche la logica del mondo antico. Ci troviamo di fronte allo sviluppo di un'arte retorica che spesso si apre verso la realtà dandole forma e stile, come nel caso del Mavropoda, un ammirevole umanesimo bizantino. Le opere storiche rappresentano spesso capolavori letterari; si vedano i casi dell'Alexiade di Anna Commena della Cronografia di Psello. La voce dell'interiorità, a Bisanzio prerogativa della letteratura ascetica, si sente in questa fase nella poesia e nell'insegnamento di Simeone il Nuovo Teologo. A un altro livello linguistico e geografico, lontano dal classicismo della capitale, si trova l'epos di Dighenìs Akritis.
Il periodo d'esilio del governo bizantino a Nicea (1204 - 1261) e l'epoca Paleologa della restaurazione e del collasso finale (1261 - 1453) mettono in luce oltre ai soliti fenomeni di continuità anche i semi di una nuova attenzione verso l'io, sia come tema biografico autoinclusivo (come nel Merikìn Diìghisin di Niceforo Blemmide), sia come tema dominante in vari testi.
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Emerge da questo corpo di letture l'Oriente come luogo fisico, ma anche come geografia mentale . Tutta la letteratura bizantina con i suoi tipi espressivi appartiene e riecheggia almeno in parte quest'area. Costantinopoli non appartiene naturalmente all'Asia, ma a causa della vicinanza geografica e della posizione dominante può rientrare in una dimensione asiatica.
La lettura di testi bizantini fa nascere una disposizione alla percezione di suoni consimili e alla percezione visiva dello spazio naturale e architettonico di Bisanzio. L'accompagnamento musicale delle letture si pone rispettosamente al servizio della potenza e del ritmo della parola e contribuisce a sottolineare l'immagine evocata dai testi.
Occuparsi di letteratura bizantina non significa rivendicare un passato o rievocare una grandezza ormai perduti. Semmai rappresenta un'occasione per assimilare una visione del mondo che diviene fenomenologia espressiva e struttura linguistica.

 

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