1902-2002. Centenario del crollo del campanile di San Marco. 'Morte e miracoli del pandolone muto'

 


Il 2002 è l'anno delle celebrazioni e del ricordo: si festeggia il quinto centenario della nascita di Ruzante, e per Venezia e i veneziani è l'anno del ricordo di quel tragico giorno in cui crollò il campanile di S. Marco.
E Com'era e dov'era è appunto il ricordo scenico ideato e diretto da Enrico Ricciardi assieme al “Teatro alla Moda”, che propone non una rivisitazione nostalgica di quell'evento, bensì la focalizzazione di alcuni problemi legati alla drammaticità della vicenda, che quasi cent'anni dopo si sarebbe tragicamente ripetuta con l'incendio della Fenice.

Il catalogo della mostra del 1992
Il catalogo della mostra del 1992
Già dieci anni fa, nel 1992, il nostro settore e i Musei Civici Veneziani avevano presentato una bella ed originale mostra documentaria del fatto accaduto 90 anni prima.
“Riproporla sarebbe stato inutile” - afferma il direttore dei Civici Musei Giandomenico Romanelli.
Ma ecco affacciarsi un’idea: allestire, con spirito pionieristico e filologico, una messa in scena in cui lo spettatore potesse vivere in diretta tutte le emozioni del crollo del pandolone muto .
Com'era e dov'era è un gioco scenico che ruota intorno alla capacità evocativa dell'attore che ripercorre tutti gli avvenimenti, tutte le emozioni, le sensazioni, attraverso le immagini dell’epoca e la lettura di poesie, di cronache e racconti letterari legati a quel fatidico giorno.
E mentre si registra il tutto esaurito per la rappresentazione dell'8 luglio, anche noi abbiamo voluto offrire un nostro piccolo contributo sui fatti che cent’anni fa sconvolsero la città, se non altro per tutti coloro che non potranno vedere lo spettacolo, facendoci aiutare dalle ricostruzioni degli studiosi e dai documenti e articoli raccolti nel bel catalogo della mostra del 1992 Il campanile di San Marco. Il crollo e le ricostruzione. 14 luglio 1902-25 aprile 1912, Milano, Silvana Editoriale, 1992.


Quel tragico giorno in cui crollò il campanile
Il cumulo delle maceriefoto tratta dal catalogo della mostra del 1992
Il cumulo delle maceriefoto tratta dal catalogo della mostra del 1992


Era la calda mattina del 14 luglio 1902 quando il campanile si sedette su se stesso davanti agli occhi increduli di una città esterrefatta.
“El paròn de casa” - come affettusamente usavano chiamarlo i veneziani – se ne era andato in punta di piedi, lasciandosi cadere, bonario e generoso come sempre – non si registrarono vittime in seguito al crollo -, stanco forse dei tanti secoli trascorsi a cadenzare, sempre a testa alta, i ritmi di una città tanto sfarzosa quanto fragile.
Fu un evento mondiale quello del crollo del nostro campanile. Ma si trattò di una morte annunciata da una serie di segnali trascurati.
Nella ricostruzione fatta da Leopoldo Pietragnoli, Cronaca di una fine annunciata , in Il campanile di San Marco. Il crollo e le ricostruzione, 1992, e tratta quasi interamente dai quotidiani dell’epoca, leggiamo la narrazione degli eventi immediatamente precedenti il crollo del campanile: “Lunedì 7 luglio 1902, il cav. Domenico Rupolo, architetto disegnatore dell’Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti, si trovava sul coperto della Loggetta per dirigere lavori di riparazione della pietra di ‘sporto’, quando si accorse di una fessura sul campanile che ‘non gli parve trascurabile’, anzi, gli fece pensare alla 'imminenza di un grande pericolo', e ne fece rapporto ai superiori, ma senza esito (…) Il giorno dopo, la fessura, vicina all’angolo nord-est, apparve a Rupolo e Moresco (suo assistente), ‘più larga’, e mercoledì allargata ‘ancora di più' (…)
Il cumulo delle macerie in piazza San Marcofoto tratta dal catalogo della mostra del 1992
Il cumulo delle macerie in piazza San Marcofoto tratta dal catalogo della mostra del 1992
Giovedì la fessura cominciò a propagarsi in verticale sul lato nord del campanile lungo l’asse dei finestrini (…)Sabato, quando la fessura, ormai ben visibile, aveva raggiunto il quinto finestrino, fu nominata una commissione composta dal direttore dell’Ufficio dei Monumenti, ing. arch. Federico Berchet, dal direttore dei lavori della Basilica e del campanile, ing. Pietro Saccardo, e dall’ingegnere capo del Genio civile, Alberto Torri. I tre salirono sul campanile con Rupolo. Berchet riferì che c’erano segni di allarme lungo un’antica fenditura (…) Si decise di adottare una misura provvisoria in attesa di studiare i provvedimenti definitivi, ‘allacciando’ l’angolo del campanile con funi in acciaio. Domenica la fessura, allargatasi, raggiunse la cella campanaria; dopo un sopralluogo alle 14, la commissione si recò alle 16 dal prefetto, marchese Cassis. Fu riferito che le dichiarazioni dei tecnici escludevano il pericolo di caduta totale, ma davano per ‘probabilissimo’ il pericolo di un crollo parziale, seppure ‘tra alcuni giorni’.
Veduta da S. Giorgio della Piazza S. Marco senza il campanilefoto tratta dal catalogo della mostra del 1992
Veduta da S. Giorgio della Piazza S. Marco senza il campanilefoto tratta dal catalogo della mostra del 1992
La leggera fenditura’ – fu riferito ancora – ‘era tale da togliere ogni allarme' e ‘solo per maggior cautela’ il prefetto proibì l’accesso al campanile e il suono delle campane. Quella sera Rupolo ricevette un telegramma con l’ordine di provvedere il giorno successivo alle ‘allacciature ortogonali’ sull’angolo del campanile (…)Lunedì 14 luglio alle 5.30 Rupolo era già in Piazza. Salì fino in cima al campanile e vide dalle spie che la spaccatura aveva fatto in poche ore ‘spaventosi progressi’. Corse da Saccardo, e gli gridò: ‘è tutto inutile!’. Sulla Loggetta alla stessa ora c’era Moresco. ‘Qua femo la morte dei sorzi’ brontolò (…) .
Un suono sinistro, un crak crak – come fu descritto – e alle 9.47 il campanile crollò con un grande boato che fu udito in molte parti della città . Fortunatamente non vi furono vittime grazie alle provvidenziali precauzioni dei tecnici, sebbenne nessuno o quasi avrebbe mai pensato alla rovina totale del campanile. Vi furono grande paura, caotici fuggi fuggi, qualche piccolo incidente, anche qualche scippo, ma soprattutto tanto sconforto, come per la perdita di un parente stretto.
Apparve un miracolo che la Basilica ne fosse uscita incolume. La Gazzetta di Venezia parlò di 'forza divina' intervenuta a tempo, Il Gazzettino di 'un vero miracolo'. Un grosso masso di marmo aveva colpito, divelto e spostato, all'angolo sulla Piazzetta, la cilindrica 'pietra del bando', che così frenò la corsa delle macerie e impedì che esse colpissero le delicate colonne d'angolo della Basilica. L'angelo d'orofinì prono sui gradini della porta centrale si S. Marco, quasi in atto di preghiera, come 'portato là da una forza superiore . (Pietragnoli, Cronaca di una fine annunciata , 1992).
Nei giorni che seguirono il crollo, le macerie del campanile vennero portate nel cortile di palazzo Ducale e, recuperato il recuperabile, venne celebrato il funerale delle pietre: tutti i materiali vennero trasportati con delle chiatte fuori dalla bocca di Punta Sabbioni e lì venne celebrato il rito di seppellimento delle spoglie rimaste.



Dov'era e com'era

Crollata quindi la torre il mattino del 14 luglio, e convocato d’urgenza il consiglio comunale per il pomeriggio dello stesso giorno, viene (…) votata all’unanimità la risoluzione di procedere alla rapida ricostruzione dell’edificio. Immediatamente si levano tuttavia alcune voci discordanti rispetto a tale precipitosa procedura…”. (“Com’era e dov’era?” di Giandomenico Romanelli, in Il campanile di San Marco. Il crollo e le ricostruzione, 1992).
Le polemiche sulle responsabilità di quel crollo non tardarono a venire e il dibattito che seguì da quell'episodio fu animato e intenso e investì non solo l'intera cittadinanza veneziana, ma si estese in tutta Italia e persino oltralpe.
Il sentimento popolare era quello di ricostruirlo esattamente dov'era e com'era (…) appunto. Ma se questo sembrava non lasciare spazio a prospettive diverse all’interno del dibattito, una notizia d’agenzia diffusa il 17 luglio dal Piccolo di Trieste, che riportava un’intervista a Otto Wagner, parve inaugurare una nuova linea.
F. Graez, Tavola satirica sull'ipotesi espressa da Otto Wagner per la ricostruzione del campanile in stile 'moderno' - dal catalogo della mostra
F. Graez, Tavola satirica sull'ipotesi espressa da Otto Wagner per la ricostruzione del campanile in stile 'moderno' - dal catalogo della mostra
“Per qual motivo non dovrebbe essere rappresentato nella piazza di Venezia anche lo stile moderno, poiché ormai la disgrazia è avvenuta?” – chiedeva Otto Wagner - sarebbe un voler falsificare la storia dell’architettura se si ricostruisse il campanile nello stile antico .
Naturalmente la domanda dell’illustre architetto viennese fu letta immediatamente come una stramberia , tanto che ne seguì una reazione generale che talora sfociò in manifastazioni quasi goliardiche, come testimonia, ad esempio, la tavola satirica di F. Graetz.
Ancora nell’articolo apparso nel Piccolo si legge: Questo stesso Baurath (Otto Wagner) che accusa gli architetti italiani di non saper costruire solidamente ha pure proposto di rifare il campanile di San Marco in istile secession! .
Tuttavia era già iniziata la costruzione della diga ideale a difesa del falso storico (…) e l’indiscutibilità del criterio della ricostruzione ad imitazione della torre preesistente . Infatti, mentre l’Accademia delle Belle Arti di Milano si faceva promotrice di un concorso di idee per la ricostruzione del campanile che lasciava ai partecipanti piena libertà salvo che per il luogo, fu l’architetto Luca Beltrami, nel suo intervento sulla Gazzetta del 1° gennaio 1903, a ricompattare il fronte del dov’era inscindibile dal com’era .
In realtà – sostiene Romanelli - in questo 1902 e in quest’episodio nello specifico si stavano bruciando gli ultimi residui dello slancio innovatore in senso ingegnerile e specificamente ottocentesco della cultura cittadina; ma bruciavano al contempo le premesse eventuali perché si scoprissero orizzonti non totalmente prigionieri del mito veneziano per la vita moderna della città: non tanto perché non si accettò di metter in discussione un’ipotesi solo enunciata come quella di Wagner o magari illustrata, come quelle presentate da Canella, Dear e alcuni altri volonterosi; quanto piuttosto perché da un lato le ragioni scelte per chiudere il dibattito furono costanemente di basso profilo culturale (…); e, dall’altro lato perché in realtà la vicenda filologica della ricostruzione fu (…) di non miglior levatura (…). È proprio in quest’insieme di ragioni che il campanile com’era e dov’era è un perfetto simbolo della svolta culturale impressa alla città – dopo le pur caute aperture degli anni del sindaco Riccardo Selvatico (1890-95) – da quello che si rivelerà l’abnorme regime venticinquennale del sindacato di Filippo Grimani”. (Romanelli, Com’era e dov’era? , 1992).


Testimonianze

Dov’era e com’era . La frase non pronunciata in consiglio comunale risuona ben sei volte, come leit-motiv, nel discorso del sindaco Grimani per la posa della prima pietra del campanile, il 25 aprile 1903 (…)

Com’era e dov’era . È il ministro della Pubblica Istruzione, Credaro, a citare il motto, il 25 aprile 1912, all’inaugurazione del ricostruito campanile. ‘Con queste parole che parvero insieme un imperativo e un augurio – ricorda – il popolo di Venezia volle che risorgesse il suo Campanile”. (Pietragnoli, Cronaca di una fine annunciata , 1992).



Vedute di piazza San Marco. Inediti
1. Lavori in corso per la ricostruzione del campanile
1. Lavori in corso per la ricostruzione del campanile

Durante le nostre ricerche, siamo riusciti a recuperare due lastre d'epoca assolutamente inedite che un collezionista appassionato di storie veneziane ci ha gentilmente messo a disposizione. I soggetti di entrambi i dagherrotipi documentano lo stato dei lavori di ricostruzione del campanile di S. Marco, probabilmente intorno al 1909.
1. Il primo (a destra) mostra un pezzo di campanile con i sostegni in legno a lavori ancora in corso, e il castello alla base.
2. Nell'altra immagine (sotto) si intravede l'ombra del campanile senza guglia con i trabattelli, e, alla base, l'impalcatura di sostegno dei lavori.
La foto, tra l'altro, è il documento storico di un alzabandiera di inizio secolo assolutamente straordinario.

2. Cerimonia dell'alzabandiera in piazza S. Marco con l'ombra del campanile in costruzione
2. Cerimonia dell'alzabandiera in piazza S. Marco con l'ombra del campanile in costruzione








Scheda storica


Fu ricostruito per la prima volta nel secolo XII sul posto di una probabile torre di avvistamento; venne ristrutturato ai primi del Cinquecento da Bartolomeo Bon su disegno di Giorgio Spavento, e prevedeva l'aggiunta di una cella campanaria con la cuspide rivestita in rame e sormontata da una specie di piattaforma girevole su cui era posta la statua dell'Arcangelo Gabriele, che doveva indicare la direzione dei venti. Il campanile crollò improvvisamente il 14 luglio 1902. La ricostruzione venne completata il 6 marzo 1912 e la cerimonia inaugurale venne celebrata il 25 aprile dello stesso anno.

 

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