Stagione di Prosa 2006/2007

L'Uomo, la Bestia e la Virtù

Mestre Teatro Toniolo
Da Mercoledì 6 a Giovedì 7 Dicembre 2006. Ore 21:00.
 
L'Uomo, la B..
E. Vetrano e S. Randisi
di Luigi Pirandello
regia di  Enzo Vetrano e Stefano Randisi
luci di Maurizio Viani
scene di Marc’Antonio Brandolini
costumi di Ursula Patzak
con 
Enzo Vetrano, Il trasparente signor Paolino         
Ester Cucinotti, La virtuosa signora Perella
Giovanni Moschella, Il Capitano Perella
Stefano Randisi, Nonò, figlio dei Perella
Antonio Lo Presti, Il dottor Nino Pulejo e suo fratello Totò, farmacista
Margherita Smedile, Rosaria, governante di Paolino e Grazia, domestica dei Perella
Giuliano Brunazzi, Giglio, scolaro e primo marinaio
Francesco Pennacchia, Belli, scolaro e secondo marinaio
Una produzione Teatro Stabile di Sardegna / Diablogues
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“…Esilarante, eh, lo so! Esilarantissimo. Lo so.     
La vista chiara, aperta, delle passioni – e siano anche le più tristi, le più angosciose – 
ha il potere, lo so, di promuovere le risa di tutti!…”
(L’uomo, la bestia e la virtù – atto I – scena VII) 
 
Il nostro lavoro su Pirandello, cominciato con la scommessa riuscita di andare oltre la rappresentazione de Il berretto a sonagli e di superare i “limiti” della vicenda narrata, aprendo possibili squarci su altre dimensioni e visioni, prosegue con questa messinscena di un testo molto particolare, quasi un unicum della produzione pirandelliana. Mai come in questo testo infatti la drammaturgia di Pirandello incontra e si esprime col linguaggio del grottesco e fa nascere un apologo - come lo stesso autore ha voluto definirlo - una favola allegorica o - per citare Marco Praga -  “sotto l’apparenza della farsa… una satira tragica e atroce… una mascherata da trivio imposta ai valori astratti, morali e religiosi dell’umanità.” La situazione che ci racconta è di quelle, tanto care al nostro Autore, al limite del possibile eppure credibilissime, paradossale risvolto di quella società claustrofobica e piena di convenzioni che Pirandello ha saputo scardinare pezzo dopo pezzo coi suoi affondi letterari e teatrali. La società che pratica una falsa onestà, che in apparenza accetta le norme comuni e in segreto le trasgredisce.
Nasce da una novella, richiamo all’obbligo, e si sviluppa incarnandosi in personaggi-animali immaginati e descritti come maschere grottesche. Paolino, rispettabile professore privato, è l’uomo della vicenda: trasparente, come lo definisce l’Autore, ma con una doppia vita; è infatti l’amante della signora Perella, la virtù in persona, moglie trascurata e infelice del Capitano di marina Perella, la bestia. La tresca potrebbe continuare a lungo e senza intoppi, dato che l’indegno marito - fedifrago, violento e irascibile, ormai da anni lontano dal letto della moglie - è sempre per mare, e torna a casa raramente e malvolentieri. Ma un incidente, un’inattesa quanto inopportuna gravidanza, minaccia di sconvolgere quest’ordine e costringe il professore a cercare una soluzione ad ogni costo. Nell’unica notte che il Capitano trascorrerà a casa, tra un porto e l’altro, dovrà assolutamente ottemperare agli obblighi coniugali, e rendere così apparentemente legittimo il frutto dell’amore proibito. Comincia una frenetica corsa contro il tempo, per far sì che gli istinti sessuali della bestia vengano risvegliati al momento opportuno, e in questa cieca frenesia il professore calpesta e travolge pudore, dignità e sentimenti, pretende pozioni afrodisiache, compra la complicità del petulante figlio della coppia e spinge la casta signora Perella a mettere in mostra i tesori di grazia e bellezza del suo corpo, così gelosamente e santamente custoditi. Affollano la scena domestiche scorbutiche, vicini invadenti e studenti bistrattati, personaggi descritti dallo stesso Pirandello con “consolanti” aspetti bestiali: galline, volpi, scimmie, caproni o cavalli rinchiusi in questo vociante serraglio. E alla fine, chissà che non sia proprio il bestiale Capitano Perella a incarnare gli unici, autentici, naturali aspetti dell’Uomo…
Nella nostra visione lo spettacolo è tutto come contenuto in un grande armadio che immaginiamo sul fondo del teatro. A poco a poco le ante, i cassetti, le mensole di questo armadio faranno saltar fuori le voci, i gesti, le azioni e i sentimenti dei personaggi, come da un arsenale delle apparizioni in cui tutto è possibile. Il grottesco si esaspera in momenti di forte comicità o si stempera nella poesia, consentendoci di utilizzare registri recitativi a noi congeniali. Eppure, come sempre nel nostro modo di andare in scena, rimanendo credibili, e tornando ad ascoltare le parole del grande Maestro, che chiedeva ai suoi attori di agire sempre per mosse d’animo, innescando una perfetta circolarità tra personaggi e interprete. 
Enzo Vetrano e Stefano Randisi
La critica
“L’apertura de L’uomo, la bestia e la virtù diretto da Enzo Vetrano e Stefano Randisi, è potente, coinvolgente, è un piacere per gli occhi che predispone al meglio e fa entrare nello spettacolo con una scossa emotiva poderosa. Davanti allo spettatore un muro di armadi che si aprono e chiudono mostrando i personaggi di un teatrino della marionette che nulla ha di realistico eppure è credibile, vero, come può essere vero il gioco del teatro. L’invenzione scenica di Marc’Antonio Brandolini. e le luci di Maurizio Viani sono perfette nel rendere i colori accesi e l’irrealtà di un mondo artificiale, inventato, come inventata ma verosimile è la storia tripartita di Pirandello. L’Uomo la bestia e la virtù di Pirandello prende spunto dalla novella Richiamo all’obbligo del 1906. L’uomo è il signor Paolino, professore rispettabile, che ha una doppia vita, la virtù, la Signora Perella, sua amante, sua donnetta goffamente vestita, in apparenza tutta modestia, virtù e pudicizia anche se.... incinta del signor Paolino. La bestia, il marito, capitano di Marina che torna raramente a casa, ha un’altra donna ed evita di avere rapporti con la moglie, usando ogni pretesto. Senza la maternità inattesa tutto sarebbe proseguito via liscio, ma una soluzione s’impone per la rispettabilità tutti. Il professor Paolino si prodiga per gettare la Signora Perella nelle braccia del Capitano, al fine che i due. consumino e l’incidente possa essere coperto. E quella che pare una favola grottesca finisce con l’essere l’apologo triste delle false cecità necessarie al quieto vivere e alla sopravvivenza. Enzo Vetrano è uno strepitoso professor Paolino dalla lucida e crudele dialettica che indurrà la signora Perella a mostrarsi agghindata di tutto punto per sedurre il marito, un mascheramento di struggente tristezza e irresistibile comicità, ben reso da Ester Cucinotti, mentre Stefano Randisi è un Nonò bamboccio, caricatura di un ‘infanzia viziata e che la sa lunga, testimone goffo e vittima degli intrighi amorosi di mamma e papà. Ma al di là dei singoli, ciò che piace ed è efficace in L’uomo, la bestia e la virtù di Vetrano-Randisi è la forza delle immagini, la capacità di sciogliere il non facile linguaggio di Pirandello. Nel riferimento iniziale ai commedianti e agli ipocriti non per professione ma per tornaconto; per malvagità, per abitudine c’è la chiave d’ingresso nella pièce di Pirandello che sembra dire: qui si fa per finta eppure alla fine si dirà del vero. Ed è quanto accade alla messinscena di Vetrano e Randisi che nel presentare là natura di marionette, di “maschere” dei vari personaggi finisce paradossalmente per renderli’ veri, tesi, attivi sulla scena, a tal punto che quella dappocaggine i Paolino sembra appartenere al nostro vivere comune. L’uomo la bestia e la virtù è uno di quegli spettacoli preziosi che vanno visti perché mostrano come si può leggere e rendere chiaro un testo e come, per far ciò sia necessaria non solo un’abile capacità d’analisi ma soprattutto un gruppo di attori che sa spendersi con precisione ed energia per dare corpo e immagine alle parole.”
Nicola Arrigoni - Sipario
“Negli armadi, si sa, oltre alle cose di casa si conservano scheletri. E la rispettabilità borghese, sotto le proprie decorose apparenze, linde e profumatine, cosa nasconde se non qualcosa di inconfessabile, di maleodorante? Pirandello variamente si arrovellò sui conflitti tra quelle forme, apparenze, effigi e la verità, spesso contorta, sfuggente, imprendibile, devastante. Enzo Vetrano e Stefano Randisi, registi e allori di vocazione popolare, raffinata dai succhi corrosivi e aristocratici del magistero di Leo de Berardinis, danno ora a L’uomo la bestia e la virtù lo smalto di una farsa nera, di vago retrogusto siciliano, ma senza sbavature e senza troppo corrive concessioni. Inscenano la storia della moglie virtuosa che tradisce il marito bestiale con un onesto profes­sore, tranne poi ribaltare tutte le etichet­te, proprio davanti a un grande armadio dal quale emergono, come spettri o come scheletri appunto, i personaggi e tutto quello che di ambiguo, di non detto, di ipocrita c’è in loro. I sentimenti, i trasporti, le passioni vengono deforma­ti in maschere survoltate fino ai limiti della nevrosi, come il professor Paolino tirato ai limiti del virtuosismo caricatura-le da un bravissimo e incontenibile Enzo Vetrano, o rallentati sino al sospetto di quietismo come nel caso della signora Perella di Ester Cucinotti. Nelle atmosfere espressionisticamente colorate o nei bianchi tagli delle luci Maurizio Viani, bambini petulanti, governanti impiccione e vicini di casa furbi e opportunisti finiscono di comporre la tavolozza, accesa di ulteriori toni, quasi verghiani, con il sanguigno capitano di Giovanni Moschella. Gioco di attori tutto contenu­to in questi argini, Io spettacolo non svela caratteri nascosti del testo, ma Io porge con un ritmo, un divertimento e una capacità di conquistare gli spettatori rari.”
Massimo Marino - Hystrio
 

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Area d'interesse: Stagione di Prosa 2006/2007

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