Ex Novo Ensemble 2006

Omaggio a Camillo Togni

Venezia Teatro La Fenice
Giovedì 2 Novembre 2006 - 20:30
 
In collaborazione con il Fondo “Camillo Togni” della Fondazione “G. Cini” di Venezia
 
Il concerto sarà trasmesso in differita d
Camillo Togni giovane
Camillo Togni
a Rai radio3
 
 
PROGRAMMA
 
Ex Novo Ensemble
Gian Paolo Minardi introduce il concerto
 
Arnold Schoenberg, Klavierstück op. 33a (1929) – Aldo Orvieto, pianoforte
 
Camillo Togni, Sonatina op. 35 (1953), per flauto e pianoforte - Trio per archi (1978/80)
 
Alban Berg, Adagio (dal Kammerkonzert , 1925),trascrizione dell’Autore per clarinetto, violino e pianoforte(1935).
 
Camillo Togni, Trio (1942) opera 14B, per violino, violoncello e pianoforte. Prima   esecuzione assoluta
 
INGRESSO LIBERO
 
 
Il Klavierstück op.33a posto ad apertura di programma reca un tratto indiscutibilmente pregnante al ritratto di Camillo Togni, direi quasi una sintesi di quella sua rigorosa poetica che si nutriva in termini affatto originali della lezione del grande viennese. La prima volta che Togni ascoltò il Klavierstück risale al 1938, a quella serata divenuta leggendaria, organizzata dalla Società dei Concerti di Brescia in cui il diciottenne Benedetti Michelangeli eseguì molte pagine dell’allora pressoché sconosciuto Schoenberg. Se il primo ascolto di pagine di Schoenberg, risultò, “terrificante” ed esaltante insieme, esiti sempre più decisi verranno dalla successiva riflessione; in particolare sul Klavierstück op.33a che Togni avrà occasione di analizzare a Siena nel 1940, durante i corsi con Casella, il cui incontro sarà di fondamentale importanza per sciogliere i nodi oscuri entro cui si stava dibattendo la sensibilità del giovane bresciano.
Una sensibilità introversa, tesa verso un’espressività macerata in un inesausto cromatismo che non poteva non suscitare stupefazione in un Casella che il “dubbio tonale” se l’era lasciato alle spalle da tempo e navigava verso lidi assai più chiari. A questi anni di studio con Casella appartiene il Trio per violino, violoncello e pianoforte, opera in cui la progressiva organizzazione seriale dello spazio cromatico risulta sempre più evidente.
La Sonata per flauto commissionatagli da Severino Gazzelloni ed eseguita a Darmstadt nel 1954 è un’opera di ampio respiro in cui Togni tende “ a ricostruire un oggettivo equilibrio formale attraverso un preciso utilizzo delle forme seriali e una razionale articolazione ritmica “ .
La presenza nel programma dell’Adagio berghiano dal Kammerkonzert  arricchisce il profilo del nostro musicista di un tratto espressivo che Togni intimamente ha teso sempre più a decantare, fino a stemperare ogni istigazione formale nella luce diafana della dissolvenza; la stessa inclinazione cara a Schumann, quella di svanire senza convenzionali affermazioni.

Una rilevanza icastica assume il Trio per archi,composto tra il 1978 e il 1980 per la RAI di Napoli su invito di Mario Bortolotto. Si tratta, infatti, di un’opera che se da un lato, nella sua destinazione ad una formazione strumentale così storicamente definita sembra attingere a un’ideale classicità, dall’altro porta ad un limite estremo il senso più profondo dell’adesione al pensiero schoenberghiano, consolidata oltremodo dalla fede nel precetto kantiano di “ operare il meglio che ti è possibile ed elaborare il finito in opere finite, guardando in faccia all’infinito”. Un infinito che nel caso del Trio si condensa quasi con scatto rabbioso nei titoli dati ai tre movimenti: Angry, Tortured, Burning, scorciatoia rapinosa , quanto omaggio indubbio, verso Schoenberg, quello Schoenberg dallo sguardo angry, tortured, burning  come lo aveva descritto Stravinskij nei “Colloqui con Robert Craft” rievocando l’incontro col musicista ai funerali di Franz Werfel.


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