Appunti controsole. Incontro con Anna Toscano

 
Anna Toscano - foto Marcello Masiero
Anna Toscano
, poetessa, fotografa, infaticabile operatrice culturale, è una delle voci più attive fra quanti in questa città si impegnano non solo a parole, che nel suo caso sono anche bei versi e non guastano affatto, ma anche e soprattutto con i fatti, attraverso l’ideazione – presentazione  di molteplici iniziative; qualche giorno fa interprete di un testo non facile di Ennio Flaiano alla Murata, stasera alla Querini Stampalia come curatrice di “Raccontami una storia a cena”. Il tempo, più che tiranno, in cose di cultura è capriccioso; che uno si muove sempre fra mille sorprese e imprevisti. Così ci si incontra nella bolgia di mezzogiorno del Bar Torino, meta affollata di pausa pranzo per una venezianità più o meno operosa e refrattaria ai self service e le pizze al taglio. Mentre il mio registratore digitale fa le bizze, quello di cassa sferraglia a tutto spiano, fra comande di spritz e scontrini di caffé non troppo lunghi o ristretti, in tazza non troppo grande e neanche troppo piccola, macchiato o macchiatone: a Venezia scelte non facili. Aria familiare, e contrappunto sonoro azzeccato per parlare di poesia in questa città.
 
D: Leggendo alcuni suoi versi, e conoscendo l’altro suo grande interesse artistico, la fotografia, mi veniva in mente una possibile affinità, a monte, di un clic dell’immaginazione: pensavo a uno “scatto” che trova, nell’accostamento qui di forme e lì di parole in brevi clausole significanti, la scintilla per “andare oltre”: il dato fisico nel reale, quello lessicale-sintattico sul foglio...
 
R: Sì, è esattamente così. Per fare poi i conti con i rispettivi contesti, qua l’inquadratura, lì la parola nelle sue combinazioni….
 
D: ...insomma il farsi concreto di ciò che alla fine risulta scritto o stampato su carta...
 
R: L’attenzione al contesto riguarda ovviamente la forma di ogni espressione artistica. E’ il terreno in cui uno fa i conti con gli ingredienti di cui dispone, li fa interagire al meglio perché funzionino. Punto di partenza fondamentale comunque, che si tratti di scatto o di parole, è il luogo dove ci si trova, il predisporsi a guardare, e non solo vedere, nella calle dietro a casa propria come nel paese più esotico. Al guardare non deve fare differenza il luogo, l’istanza è l’attenzione.
 
D: Operazione forse più statica nella fotografia e più dinamica nella poesia ...
 
R: La fotografia non è poi così statica; c’è tutto il lavoro di preparazione: la scelta del soggetto, le condizioni ideali per lo scatto, l’inquadratura, la selezione, la luce, i tempi di esposizione e poi quello in camera oscura... Cose che si stanno completamente perdendo con il digitale, che infatti non amo. Lavorando con una macchina classica, uso solo manuali, la scelta e il pensiero avvengono prima, il pensiero è tutto prima dello scatto; con la digitale è un continuo scattare per poi scegliere, poi pensare. Anche in poesia  la selezione e la scelta sono fondamentali.
 
D: Intende nel senso di una scrematura di cose inutili all’interno del singolo componimento?
 
R: Sì, ma anche in quello di saper esercitare una potestà limitata sul proprio corpo di scritture, lasciarlo al suo corso senza troppe patenti di identificazione con il “sé”; ciò che conta è il testo, la sua voce autonoma. In poesia non contano la “biografia” o le vicende di chi scrive: è il testo che parla, è totalmente autosufficiente. I testi poi, i propri testi, vanno calibrati e ponderati: lo sfogo su carta, sebbene in rima, non è sinonimo di poesia.
 
Copertina di Controsole
D:
Il titolo della sua raccolta edita da Lietocolle, Controsole, rinvia direttamente alla fotografia; è un rischio, ma anche una tecnica cogliere nell’ombra l’essenza di ciò che ci circonda. Qual è il suo rapporto fra poesia e vita?
 
R: Scrivere versi è per me una forma di espressione, un modo di dire qualcosa o di mostrare qualcosa. Non passo al setaccio editori, non frequento concorsi: scrivo e basta. Leggo moltissima poesia, per lavoro e per piacere personale, sono spesso circondata da amici e conoscenti che scrivono poesia, ci si scambia idee, versi, parole, libri. È un bel mondo se lo si affronta nella sua parte più profonda e meno “concorrenziale”. Ma sono perfettamente a conoscenza che è anche un brutto mondo, come qualsiasi altro ambiente. Basta scegliere dove collocarsi. Anche la pubblicazione della mia  raccolta è stato un caso: lì la voce del testo ha davvero parlato per conto suo, e in modo inaspettato. Quando mi sono vista recapitare le bozze per le correzioni, con le mie cose, ho pensato che la scelta dell’editore di pubblicarla volesse dire che quella voce non doveva poi suonare così male...
 
 
D:
Sulle sue qualità di autrice è possibile trovare, in rete, ampie note e commenti; in fondo, si diceva, la voce del testo se può corre da sola, e trova i suoi approdi da sé. Mi interessava, invece, approfondire meglio qui gli aspetti legati al suo intenso lavoro di promotrice poetica e letteraria impegnata sul campo...
 
R: In queste cose conta molto farsi venire delle idee che funzionino, suscitino interesse e smuovano persone. Purtroppo il problema, a Venezia, è che al di sotto di una certa soglia d’età la situazione si fa critica. Una città universitaria come questa, che dovrebbe calamitare una curiosità intellettuale viva e sensibile a queste cose, purtroppo risulta spesso inafferrabile. I grossi nomi che si lamentano, anche sui giornali, dell’insensibilità di Enti e istituzioni per attività culturali di qualità rivolte ai residenti, sono gli stessi che il più delle volte declinano gli inviti. Resta chi la passione ce l’ha e ama porsi all’ascolto come valore in sé, svincolato da altri interessi.
 
D: Ma partendo dalla centralità del testo, o meglio di una voce che dovrebbe parlare da sé, quali sono le idee che le pare funzionino meglio?
 
Anna Toscano - foto Marcello Masiero
R:
Be’, per esempio oggi termina il terzo ciclo alla Fondazione Querini Stampalia di  “
Raccontami una storia a cena”, che è un modo di fare letteratura un po’ diverso dal solito e sicuramente più coinvolgente; lo scrittore si fa narratore, è in mezzo agli ascoltatori, nel clima di cordialità e confidenza che solo un pubblico di piccoli numeri rende possibile, in questo caso una cena con una quarantina di persone. Qui si capovolge il rapporto: la parola letta non è ancora libro, si fa racconto verbale prima della sua impaginazione in una piccola collana che verrà pubblicata subito dopo. L’idea è buona, anche se ci si mette un po’ a far superare l’associazione mentale fra museo e luogo ingessato fuori dal tempo, per farne passare un’immagine viva e dinamica del museo, come in realtà dovrebbe essere.
 
 
D:
Resistenza questa tipicamente veneziana... Il nostro Musealia, per la verità, si è imbattuto nello stesso ordine di problemi.
 
R: Sì, è così; alla fine però la gente arriva. Esiste una domanda sommersa di queste cose, che senza aspettarsi grandi numeri funzionano comunque abbastanza bene. Riguardo poi alla centralità del testo, mi viene in mente l’evento organizzato alla Malvasia Vecchia tre anni fa, un “Duello poetico” fra Luisa Pianzola e la sottoscritta ai margini di una mia mostra fotografica, con una sola regola: nessun accordo preventivo, nessuna scaletta, ma il solo  obbligo di botta e risposta a colpi di autocitazioni dai propri versi. Dopo venti minuti, a locale pieno, l’incitazione era quella di continuare a oltranza; e così abbiamo fatto...
 
Non c’ero, lo confesso: eppure, dopo questa amabile chiacchierata su cose di poesia e letteratura in ordine sparso e un poco “militante”, probabilmente avrei avuto qualche tentazione in più sul tavolo per cui fare il tifo... 

 
Anna Toscano
Nata a Treviso nel 1970, Anna Toscano si è laureata in letteratura contemporanea con una tesi sul poeta Attilio Bertolucci, ha poi cercato di vivere non troppo lontana dalla poesia e dall’arte. Insegna da alcuni anni italiano per stranieri all'Università Ca' Foscari e si occupa di ufficio stampa. Scrive di arte, letteratura, fotografia e attualità per giornali e riviste tra i quali il Sole24ore del NordEst, Europa, La colpa di scrivere, e altri.
Cura iniziative culturali legate alla letteratura e alla poesia per vari enti e società. Come editor e promozione è nello staff della casa editrice LietiColle Libri. Ama la parola scritta quanto la fotografia: suoi scatti sono apparsi in numerose riviste nazionali e locali, copertine di libri, locandine e ha alle spalle in tal senso una decina di mostre personali e alcune collettive in tutta Italia. Nel 2004 ha pubblicato la raccolta di poesie Controsole, con Lietocolle Libri, molte liriche sono rintracciabili in riviste e antologie (Il mare, antologia a cura di Anna Lauria, Ferrari Editore, 2006; La colpa di scrivere, periodico, numero 4, ottobre-dicembre 2005; Il Segreto delle Fragole 2006, Lieto Colle Libri, 2005; Fotoscritture, antologia di immagine e poesia, Lieto Colle, 2005; Pace e Libertà, antologia di poesie, Editore AIASP, 2004; 70 poesie per Don Mazzi, Luca Pensa Editore, 2004; Il Segreto delle Fragole 2003, poetico diario di LietoColle Libri, Como; La poesia salverà il mondo, ed. Mondi Novi, 2003, ecc). sua la curatela di cataloghi e libri di poesie (Il Segreto delle Fragole 2005, poetica antologia, LietoColle Libri, Como, 2004; A forza fui precipizio di A. Pizzo, LietoColle Libri, 2005; Un sonno blu di L. Bigarello, LietoColle Libri, Como, 2004). Adora promuovere la poesia attraverso letture a teatro, in strada, libreria, ovunque possa trovare spazio. Nonostante la sua instabilità di radici da molti anni ha scelto di vivere a Venezia, sua città.

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