In Cupa trance. World music a Palazzo Soranzo

 
Il giardino di Palazzo Soranzo - Cappello
Il secondo appuntamento del ciclo di incontri musicali Note dalla Casa del Fuoco ha avuto luogo sabato 31 maggio nella spettacolare cornice dei giardini dell'illustre Palazzo Soranzo-Cappello, dove il D'Annunzio de Il Fuoco (1900) colloca la casa di Foscarina, amata da Stelio Effrena, e Henry James fa prendere ad affitto una camera al giovane protagonista de Il carteggio Aspern, a caccia delle lettere amorose scritte per Miss Bordereau dal poeta Jeffrey Aspern.
Carico di suggestioni, quindi, lo scenario, e catalizzante il concerto del complesso In Cupa trance, gruppo di giovani percussionisti pugliesi che ha saputo coinvolgere il pubblico in un gioco di suoni e ritmi che raccontano la vita e la storia di un'area compresa tra Basilicata e Puglia. Aderendo ai canoni della musica popolare, in particolare quella pugliese, legata alla “pizzica” e alla “tarantella”, che trae la propria essenza dall'ossessività delle formule ritmiche, il concerto ha preso avvio al ritmo di pacifico combattimento a suon di canne sonore, quasi una danza delle spade, come un rito propiziatorio. Centrale il ruolo dei cupacupe, i tamburi a frizione della prassi musicale popolare un tempo probabilmente utilizzati anche nei riti di passaggio. Roboante il suono e potenziato l'effetto acustico quasi ipnotico ottenuto dall'esecuzione simultanea.
Massimo La Zazzera
Curiosa anche la loro costruzione, ottenuta partendo da materiali di recupero come i bidoni di latta, su cui viene tesa una tela, al centro della quale trova innesto una canna che conduce la vibrazione determinata dallo sfregamento della mano bagnata.
La voce maschile solista di Enzo Granella ha affiancato questa base musicale, sostenuta talvolta dal coro degli strumentisti (Pino Basile, Domenico Acquaviva, Michele Ciccimarra, Francesco Montillo ai tamburelli, cupacupe, canne), in un repertorio ispirato agli arcaici canti della tradizione agricolo-pastorale del paese dei cupacupa , come l'etnologo Diego Carpitella ha definito l'area pugliese-lucana. Grande versatilità e abilità ha esibito Massimo La Zazzera, alternatosi tra diversi strumenti, l'ocarina, il flauto e vari tipi di ciaramelle, proponendo la melodia o il controcanto alla voce.
Leader del gruppo, autentico virtuoso del tamburello, Pino Basile, che ha impresso ritmi e tocchi sempre nuovi allo strumento più rappresentativo della cultura musicale salentina, quello delle pizziche e di molte altre forme musicali, alternandolo alla tamborra, il tamburello sordo senza sonagli. Il tutto coniugato ad esperimenti di ricerca per fondere antico e moderno, in una commistione tra strumenti della musica popolare propria ed elettronici come il sintetizzatore, impiegato a costruire la base sonora su cui intrecciare melodie della civiltà contadina, inserendosi così in un contesto più generale di World music. Un'autentica cavalcata di suoni in una sincronizzazione ritmica pressoché perfetta, che la calorosa accoglienza del pubblico ha premiato per le scelte effettuate e il repertorio proposto.

a cura di Marina Nardo

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