Societ Veneziana di Concerti - Stagione di Musica da Camera 2008/2009

Mischa Maisky e LiLy Maisky

Venezia, Teatro La Fenice
Lunedì 27 Ottobre 2008 - 20:00
 

 

Mischa Maisky

Mischa Maisky, violoncello

Lily Maisky, pianoforte



Programma


Ludwig van Beethoven (1770-1827)

Sonata in sol minore per pianoforte e violoncello op. 5 no. 2

Adagio sostenuto ed espressivo

Allegro molto, più tosto presto

Rondò. Allegro

 

Manuel De Falla (1876-1946)

Suite Popolare Spagnola

El paño moruno

Nana

Cançion

Polo

Asturiana

Jota


Sergej Rachmaninov (1873-1943)

Vocalizzo, op. 34, n. 14

Elegia in mi minore, op. 3/1


Dmitrij Shostakovitch (1906-1975)

Sonata in re minore per violoncello e pianoforte op. 40

Allegro non troppo

Allegro

Largo

Allegro



BIGLIETTI / ABBONAMENTI

 

Mischa Maisky


Mischa Maisky
si può pregiare di essere l’unico violoncellista al mondo ad aver studiato sia con Mstislav Rostropovich che con Gregor Piatigorsky. Rostropovich ha lodato Mischa Maisky con le parole: "...one of the most outstanding talents of the younger generation of cellists. His playing combines poetry and exquisite delicacy with great temperament and brilliant technique." Nato in Lituania, ha studiato in Russia e, dopo il suo rimpatrio in Israele, Mischa Maisky è stato accolto con grande entusiasmo a Londra, Parigi, Berlino, Vienna, New York, Tokyo, e in tutti i più importanti centri musicali. Mischa Maisky si considera un cittadino del mondo: “….suono un violoncello italiano, con archetti francesi, corde tedesche e austriache. Mia figlia è nata a Parigi, mio figlio grande a Bruxelles e quello piccolo in Italia. Guido un’auto giapponese, indosso un orologio svizzero, una collana indiana e mi sento a casa ovunque ci siano persone che amano la musica classica.” Durante gli ultimi 25 anni, con contratto in esclusiva per  la Deutsche Grammophon, ha effettuato più di 30 registrazioni con orchestre quali: Wiener Philharmonic, Berliner Philharmonic, London Symphony, Israel Philharmonic, Orchestre de Paris, Orpheus und Chamber Orchestra of Europe. Le sue registrazioni sono state acclamate dai critici di tutto il mondo e sono state premiate per ben 5 volte con il prestigioso Record Academy Prize a Tokyo, 3 volte con il Deutscher Schallplattenpreis, inoltre con il Grand Prix du Disque a Paris e con il Diapason d’Or of the Year, così come con le tanto agognate Grammy Nominations. Un musicista di vera fama mondiale che è stato regolarmente invitato dai maggiori festivals internazionali ed ha collaborato con Leonard Bernstein, Carlo Maria Giulini, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Lorin Maazel, James Levine, Vladimir Ashkenazy, Giuseppe Sinopoli e Daniel Barenboim, Martha Argerich, Radu Lupu, Nelson Freire, Peter Serkin, Gidon Kremer, Yuri Bashmet, Vadim Repin, Maxim Vengerov, Julian Rachlin. Nel 2000 l’artista ha raggiunto uno dei momenti più alti della sua carriera, impegnando l’intero anno in una lunghissima tournée dedicata a Bach con più di 100 concerti. A dimostrazione della grandissima ammirazione dell’artista per il grande compositore, Mischa Maisky ha registrato le Suites di Bach per la terza volta.


 

Lily Maisky

Lily Maisky è nata a Parigi nel 1987 e risiede a Bruxelles, dove la sua famiglia si è trasferita all’inizio degli Anni Novanta. Ha cominciato gli studi di pianoforte all’età di quattro anni, con Lyl Tiempo, proseguendo poi con Hagit Kerbel, Olga Mogilevsky, Alan Weiss e Valeria Szervansky. Si è esibita in varie manifestazioni a Bruxelles, Londra e in California, ottenendo lusinghieri giudizi da artisti dell’importanza di Martha Argerich, Evgeny Mogilevsky, Pavel Gililov, Valery Sigalevich, Ronald Smith e Marielle Labèque. Nel 1997 ha partecipato alla performance “Il carnevale degli animali” (di cui è stata pubblicata la registrazione) nel concerto di gala della Rainforest Foundation Charity alla Carnegie Hall di New York. Nel 2001 si è iscritta alla Purcell School, dove attualmente studia con Ilana Davids. Con Simon Colam prosegue anche nello studio del pianoforte jazz. Suona per la prima volta a Venezia.







Appunti per l’ascolto, di Paolo Cossato


La cronologia delle cinque sonate per violoncello e pianoforte di Beethoven - dal 1796, data di composizione
Paolo Cossato

delle due Sonate dell'op. 5, al 1808, anno in cui viene alla luce l'op. 69, al 1815, in cui si colloca il dittico dell'op. 102 - corrisponde a tre fasi dello stile compositivo e a un evidente progredire della dialettica strumentale. Palesemente le due sonate dell'op. 102 possiedono un tono ed una ricchezza formale ed espressiva non comparabili alle opere precedenti, ma è inopportuno concludere che le prime opere violoncellistiche siano di carattere sperimentale e non dimostrino vigore e spiccata consapevolezza stilistica. L'opera 5 venne scritta da Beethoven nel 1795, ma fu pubblicata solo nel 1796, in previsione di una ‘spedizione’ berlinese che era nelle intenzioni di Ludwig. La loro composizione porta la dedica al violoncellista francese Jean-Pierre Duport, direttore dei concerti di corte e maestro di cappella di Federico Guglielmo II. Ed è proprio alla presenza del sovrano che Duport e Beethoven eseguirono le due sonate dell’opera 5 con notevole successo, purtroppo ricompensato dal re con un gesto decisamente demodé: Beethoven ricevette in dono una delle fatidiche tabacchiere d'oro, delle quali Mozart aveva una ricca collezione. I due lavori violoncellistici beethoveniani dell’opera 5 si presentano al pubblico con felice disposizione ad una fresca cantabilità tematica, anche se nel caso della seconda delle due sonate, in Sol minore, la vibrante scrittura strumentale ed il dinamismo del conversare strumentale esigono un ascolto più meditato.

L'esotismo europeo procede tendenzialmente da Oriente ad Occidente, fermandosi naturalmente all'estremo geografico della Spagna, suo luogo d'elezione. Glinka e Dargomiskij, come più tardi Bizet, Debussy e Ravel, immaginarono come sua sede elettiva - tempio dell'immaginario favolistico, celebrazione del 'colore' - la penisola iberica. Ma è una Spagna molto diversa da quella di Garcia Lorca, di Buñuel o Ernest Hemingway. L'arte che mira alla suggestione si contrappone nei primi all'arte che valorizza il documento storico e pare sgorgare da esso, come nei secondi. Falla conosce l'aurea via del mezzo. Potremmo dire che la sua posizione è simile a quella çajkovskiana nel contesto russo: il pieno rispetto per la cultura nazionale, ma certamente una solida ed ossequiata educazione 'classica'. La Suite Popolare Spagnola risponde ai criteri di un colorismo oggettivo, volendo trovare un’espressione equidistante dal ‘fantastico’ e dal ‘realistico’; una lingua musicale scritta con sonorità materiche, ma sfavillante di una sapienza e di una tecnica compositiva che poco spazio lasciano all’idea di improvvisazione ingenua.

Rachmaninov e Shostakovitch sono due volti contrapposti della storia musicale russo-sovietica. Sergej lasciò la terra patria che più non rispondeva alle esigenze del suo mondo culturale e della sua stessa concezione di vita. In Rachmaninov la tradizione virtuosistica lisztiana, l’immaginario melodico del tardo-romanticismo trionfano con una delicatezza sempre suadente e a volte estenuata di toni caldi e avvolgenti, impregnati di nostalgia ma anche innamorati della propria trasognata malinconia al punto di mai volervi rinunciare veramente. Il Presente di Rachmaninov è una rivisitazione del Passato e insieme un rifiuto di quanto della contemporaneità del Vissuto Storico non risponde al quadro idilliaco di un sogno meravigliosamente tradotto in linee di canto. Il suo rapporto con la storia è sfuggente e fuggevole. Rachmaninov pensa alla musica come prolungamento del sogno nella veglia. Le due brevi pagine oggi eseguite sono la quintessenza di questo spirito che ha spesso infastidito chi cerca nella musica ‘messaggio’, ‘impegno’, ‘visionarietà’, ‘ideologia’, chiedendo al grande Sergej quello che Sergej non ha mai pensato di produrre perché esulava dal suo mondo espressivo: la crudezza del suo Tempo. Era un fabbro di sogni musicali di squisita fattura, un poeta del suono.

Shostakovitch invece non abbandona mai la realtà, anche quando la realtà lo obbliga a percorsi e direzioni che contrastano con le sue esigenze artistiche. Per questa ragione conia due monete diverse: quella del suo mondo sinfonico, che obbedisce ai criteri dell’ideologia del potere, adotta l’accentazione epica della cultura musicale di regime, si propone come oggettiva trascrizione di un ‘linguaggio’ del popolo, in cui una nazione e la sua storia reale si rispecchiano. Ma vi è nell’artista Shostakovitch un’altra necessità: quella di dar vita al suo mondo interiore, di esprimere il conflitto dell’uomo morale e dell’uomo estetico; di salvaguardare la sua libertà senza compromettere la dignità personale. Se con la prima moneta – la produzione sinfonica – paga il suo tributo al Potere (e quanti fecero altrettanto in quegli anni, e non solo nell’Unione Sovietica!) – con la moneta delle sue creazioni cameristiche si ripaga con uno splendido isolamento, in un franco dialogo dell’anima con se stessa nell’intimità di un linguaggio musicale che nulla sacrifica allo slogan o al trionfalismo esteriore. La grandezza del compositore sa uscire vittoriosa anche dalla prova della committenza di stato: chi potrebbe non trovare grandi momenti di solennità e fascinazione anche nella ricca produzione delle sinfonie? Eppure è nel mondo cameristico, nelle piccole e preziose cose che Dmitrij incanta per la sincera profondità dell’eloquio, intriso di ricordi, e di memoria di una vita vissuta da musicista e da uomo del suo tempo, in una sintesi armoniosa e pur dolente. La Sonata per violoncello, opera 40, si iscrive nel cerchio dei lavori cameristici così concepiti, e sebbene non attinga alla grandezza delle ultime pagine cameristiche del Maestro (la sonata per viola, in primis) resta tuttavia una composizione che addita la strada del futuro stile.


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